di Dario Dessì

“Calma sul nostro fronte” Aveva comunicato al Comando di reggimento  il  comandante del  II battaglione del 152° Fanteria Brigata Sassari .  Ecco, finalmente, dopo tanta pioggia, una bell’alba radiosa che illumina le campagne, i corsi d’acqua,  le case in rovina tutt’ attorno e i cadaveri dei  soldati in grigioverde e, ancor più numerosi, in feldgrau.  Alcuni giacciono composti, altri straziati, altri ancora con le armi in pugno, con la bomba da lanciare in mano e la bocca aperta per urlare o incitare.  Sono attorniati da un’ incredibile confusione di materiali,  di oggetti e di bossoli in un terreno letteralmente sconvolto e disseminato di crateri provocati dalle esplosioni dei proiettili di vario calibro e fabbricazione.  Quei corpi esanimi, ormai destinati al disfacimento, che giacciono in mezzo a quella disastrosa farragine,  sembrano essere stati messi lì apposta per denunciare a tutto il mondo  il drammatico alternarsi dei  cinque tremendi attacchi nemici  e dei cinque contrattacchi italiani del giorno prima.    A testimoniare l’incredibile asprezza della lotta giova a questo punto riportare la descrizione del terreno della battaglia che Leonardo Motzo fa nel suo libro: “Gli intrepidi sardi della Brigata Sassari”. “Si vede un sergente della Sassari attaccato alla sua mitragliatrice con le mani irrigidite dalla morte e col capo piegato sull’arma come se ancora stesse guardando l’andare e tornare velocissimo dell’otturatore; d’intorno e davanti a lui a semicerchio una trentina di cadaveri nemici fanno eloquente corona all’arma. Sono tutti caduti con la fronte rivolta ad essa: alcuni  con ancora in mano le bombe,  che non hanno avuto il tempo di lanciare, altri cadendo hanno infisso il pugnale nella terra come per aprire una ferita mortale, altri hanno gli occhi sbarrati e la bocca aperta nell’atto di lanciare un grido lacerante d’attacco”.

L’Unione Sarda titola.  Il disperato furore  austriaco per  dilagare nella pianura.“Il nemico si batte disperatamente fra mucchi di cadaveri.  Interi reggimenti distrutti.    verso il definitivo fallimento dell’offensiva.   9011 prigionieri  -  50 velivoli abbattuti”.

S.A.R. il Duca d’Aosta invia un fonogramma d’encomio per le giornate di Losson: “Esprimo il mio vivo compiacimento  alle  valorose  truppe che ieri hanno saputo, nella

brillante difesa di Losson, respingere e rendere vani i ripetuti attacchi in forza tentati dal nemico e rivolgo specialmente il mio elogio alle artiglierie di piccolo e medio calibro, che con tiri precisi e micidiali seppero aprire larghi solchi nelle schiere nemiche; al  III/209° fanteria, al 9° battaglione bersaglieri ed ai prodi sardi della “Sassari” che – come nei precedenti giorni – dettero magnifica prova di quella granitica tenacia e di quell’ eroico spirito di sacrificio propri alla loro gente”.

Su iniziativa del Circolo Culturale Sardo “ICHNUSA”di MESTRE-VENEZIA, alla presenza di Autorità Civili e Militari, di Associazioni d’Arma, tra le quali primeggiava quella dei “Granatieri di Sardegna”  e del Gruppo Storico “La Grande Guerra” hanno  avuto luogo cerimonie di commemorazione del 96° Anniversario dell’Operazione Albrecht (Battaglia del Solstizio nel Basso Piave), con particolare riferimento ai 138 caduti della Brigata Sassari.  Dopo La messa, celebrata in una piazzetta di Losson della Battaglia, dedicata alla Brigata Sassari, dal Cappellano Militare dei Granatieri di Sardegna Padre Defendente Beloti, il corteo ha raggiunto il Monumento ai Caduti della Brigata Sassari, con in testa alcuni ex fanti “sassarini” che portavano una corona d’alloro.



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