di Simone Tatti

Bruno Murgia, 48 anni, nuorese, è stato consigliere regionale e parlamentare, occupandosi per lo più di cultura. È giornalista pubblicista e ha collaborato con diverse testate. La passione per la comunicazione lo parta a fondare il primo blog politico in Sardegna. Dal 2013 è presidente dell’Istituto Etnografico Regionale. Lo abbiamo incontrato per discutere di Cultura, Tradizione e ovviamente di Sardegna.

Bruno, potresti dire in maniera sintetica, a chi ancora non ne è a conoscenza, cos’è l’ISRE e di cosa si occupa? L’Isre si occupa di antropologia, etnografia, tradizioni popolari e locali, letteratura e cinema, gestisce importanti musei. Definirei comunque la sua attività multidisciplinare. Isre è principalmente un istituto di cultura.

Nel corso di questi ultimi anni, in cui lei è stato presidente, quali importanti iniziative sono state svolte? Molte a “bassa intensità” come presentazioni di libri, documentari, iniziative varie, ricerche, libri. Reputo importante l’apertura a Porto Cervo nello spazio ex-Isola di uno store identitario e contemporaneo. Poi è ovvio: il nuovo Museo del Costume, nel suo genere uno dei più importanti in Europa, con le nuove sale per le mostre e un utilizzo versatile degli spazi interni.  E poi Isreal, il festival del cinema.

A proposito di IsReal, ci può raccontare come è nata l’idea? Alla base c’era un lungo lavoro che, intorno al Sieff, raccoglieva la migliore produzione nel campo dell’antropologia visuale. Con IsReal abbiamo voluto tuffarci più nel reale/contemporaneo, cercando di raccontare il mondo che cambia con il cinema.

Quanto è importante per un popolo conservare la propria identità nell’era della globalizzazione? Beh, direi fondamentale. La mia è una visione dinamica, sono sardo e affronto il mondo.

Parliamo di Sardegna. Come è possibile trasformare il patrimonio culturale della nostra Isola in patrimonio economico? È una delle sfide che mi sono posto a inizio mandato. Facciamo pagare i musei. Il festival era a pagamento. Abbiamo investito in comunicazione. Questo ha creato indotto. Non sono numeri ancora straordinari ma la strada è questa. In più, aver attivato i rapporti con le associazioni delle guide turistiche ci permette finalmente di avere molti turisti che arrivano nei nostri musei.

Può il patrimonio culturale rappresentare un elemento valido per la destagionalizzazione del flusso turistico? Certo: di questo dobbiamo e possiamo vivere. Cultura, paesaggio e cibo sono asset fondamentali. Occorre però maggiore professionalità.

Cosa si può e si deve fare per la valorizzare il patrimonio culturale in Sardegna? Ho provato a dirlo: passione e professionalità. Investimenti pubblici e, finalmente, spingere i privati a investire in cultura.

A Nuoro si sta cercando di avviare un processo che mira a favorire l’istituzione di un distretto culturale. Quale è il suo punto di vista in merito? Sono favorevole, lo sono da molto, fin dai tempi in cui scrivevo proposte di legge sui distretti.

Il suo mandato di presidente è in scadenza a maggio. Quale bilancio degli anni trascorsi e cosa in programma nel caso di un eventuale rinnovo? Il bilancio è molto buono. Oggi Isre e’ il più importante istituto di cultura dell’Isola. Intorno si muove un mondo molto interessata , con giovani di grande talento.

A conclusione della nostra intervista, secondo lei “Di cultura si vive oppure no?” Beh, io vivo di cultura e per la cultura, la risposta è dunque sì. 



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