di Irene Bosu

In base all’ultimo rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale in Sardegna, presentato oggi a Cagliari, si registra un aumento delle richieste di aiuto e di sostegno economico. Nel 2015 7.867 persone si sono rivolte ai 50 centri di ascolto dislocati in 32 comuni sardi, ma nel 2016 si stima che si possa arrivare a 10 mila.

Nei centri d’ascolto dell’istituzione ecclesiastica si sono rivolti in massima parte cittadini italiani (70,4%) maschi (le donne sono state il 49,8%) di età compresa tra i 45 e i 49 anni. Tanti anche i cinquantenni: oltre mille persone. Si tratta di persone fragili che vivono in famiglie con disagio, ma aumenta anche la quota dei single (29,6% rispetto al 28,2% del 2014) e dei separati o divorziati (da 11,8% del 2014 a 12,3% del 2015).

A rivolgersi alla Caritas è soprattutto chi vive con i propri familiari, che ha un’istruzione medio-bassa (il 51,2% ha dichiarato di avere conseguito la licenza media inferiore).

La maggior parte dei 7.800 soggetti ascoltati si trova in condizione di disoccupazione (63,5%), ma la fatica a far fronte ai bisogni quotidiani si rileva anche laddove esiste un reddito, come nel caso dei pensionati (10,4%) e dei precari(11,5%).

I sardi in difficoltà chiedono soprattutto il pagamento delle bollette, la possibilità di avvalersi di un servizio mensa, del vestiario, dei sussidi economici o di consulenza legale. Capita anche sempre più spesso che ci siano richieste per farmaci ”a causa dell’eccessivo costi dei medicinali”.



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