di Tito Siddi

La leggenda della grande guerra, valore e sacrificio dei “sassarini”, è stata rivissuta domenica scorsa a San Giovanni Suergiu in occasione della presentazione del libro a fumetti dal titolo “Dimonios: la leggenda della brigata Sassari” di Bepi Vigna e Gildo Atzori. La serata coordinata da Sabrina Sabiu, esperta di beni culturali e storia locale, che si è tenuta nell’aula consiliare è stata organizzata dal comune, dal sistema bibliotecario interurbano del Sulcis, dalla società umanitaria e dall’istituto comprensivo cittadino. Il fumetto di Bepi Vigna e Gildo Atzori a distanza di cento anni fa rivivere la leggenda della Brigata Sassari. Un’epopea costellata da riconoscimenti al valore e medaglie d’oro che occupa un posto speciale nel cuore di ogni sardo in quanto essa rappresenta orgogliosamente la cultura sarda e il modus operandi “alla sarda”. Una cultura che viene egregiamente raccontata e disegnata da Bepi Vigna e Gildo Atzori: prima opera di una serie di volumi sui sassarini, frutto di una ricerca archivistica meticolosa, della collaborazione e disponibilità del comando della brigata. Protagonisti sono gli umili e semplici pastori, contadini e minatori che con i loro ufficiali mettono in luce le qualità umane che solo il popolo sardo può dare nel costituire un gruppo coeso e solidale, portatore di valori inestimabili. L’avvio della serata è stato subito accattivante. La voce narrante di Gianluca Medas, in un film documento a fumetti dal titolo “quelli della trincea dei razzi”, attrae subito l’interesse dei presenti per “l’audacia e eroica fermezza” dei combattenti sardi. In particolare il filmato racconta un episodio bellico avvenuto sul Carso il 14 novembre 1915 quando il terzo Battaglione del 152° della Brigata Sassari comandato dal maggiore Dessì-Fulgheri conquistò i trinceramenti detti “dei Razzi”, dando prova delle “forti virtù di quell’intrepida gente sarda” che hanno contribuito a creare la leggenda della Brigata Sassari. Al documentario ha fatto seguito l’intervento di Giorgio Madeddu dell’Associazione mineraria sarda che ha spiegato il lavoro dei soldati minatori sardi nella grande guerra. Con la loro esperienza e abnegazione contribuirono alla realizzazione delle gallerie del Pasubio, utilizzate poi come vie di trasporto di munizioni e vettovaglie per i soldati impegnati nelle trincee. Giorgio Madededdu ha anche ricordato le migliaia di soldati sardi caduti che le recenti ricerche portano a rivedere, nelle lapidi commemorative dei caduti in guerra nei vari paesi della Sardegna, il numero dei caduti oggi riportati. Giovanna Musa, ?Archivista paleografa presso Sezione di Storia locale del Sistema Bibliotecario Interurbano del Sulcis, invece nel suo intervento ha tracciato uno spaccato delle ricerche del carbone fossile per l’ottenimento di energia che si è concretizzato con lo sfruttamento delle miniere, di cui molte nel Sulcis prima, durante e dopo la prima guerra mondiale. Una enorme forza lavoro che ha visto l’impiego anche di donne e ragazzi e che ha rappresentato, nel mondo del lavoro nazionale, una seconda rivoluzione industriale avvenuta però dopo oltre cento anni di quella inglese. 



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