ph: Salvatore Murgia con la fidanzata http://www.tribalnetworking.net/

di Marcello Carlotti

Salvatore Murgia sei nato e cresciuto in Sardegna, poi, al pari di molti altri, hai deciso di muoverti e fare esperienze altrove. A Firenze, ad esempio, e ora a Milano. Sei, insomma, un migrante. Quali sono i sentimenti con i quali si vive questo distacco? Inizialmente la voglia di cambiare è il motivo principale che ti spinge a migrare. La scelta era tra spostarmi all’estero o trovare un posto in Italia che mi permettesse di portare avanti un percorso di studi mirato a sviluppare quelle che erano le mie ambizioni. Io l’ho trovato a Firenze, che ormai considero la mia seconda casa. Non ti nascondo che lasciare il posto in cui sei nato e hai vissuto per 20 anni, ti lascia un po’ di malinconia, ma in quel momento prevale l’euforia e quella voglia di scoprire una nuova vita! Considera poi che ora sto a Milano da circa 3 anni e trasferirmi qui per me è stato un distaccarmi per la seconda volta da “casa”. Ovviamente, anche questa è stata una scelta ponderata e legata a una crescita professionale.

A Firenze hai potuto specializzarti in regia e postproduzione coronando un sogno: produrre dei racconti con suoni e immagini. In epoca analogica era un lavoro per pochi, dati i costi che richiedeva. Oggi, con le tecnologie digitali, i costi sono diventati accessibili per un numero molto ampio di persone. Come giudichi questo passaggio da lavoro elitario a pratica diffusa? Per alcuni versi questo passaggio è stato positivo, in quanto ha dato dato la possibilità a tanti (me compreso) di poter fare e sperimentare senza essere limitati dai costi proibitivi legati alle attrezzature e alla produzione vera e propria. Si può avere un prodotto di medio-alto livello spendendo molto meno e acquistare macchine professionali a cifre modeste. Purtroppo però, aumenta di tanto la concorrenza e, in un mercato ormai così saturo, si trova sempre meno spazio per affermarsi. Anche il costo del tuo lavoro conseguentemente scende per poter essere competitivo, ma capisci bene che spesso ne risente la professionalità… Questo problema lo riscontri soprattutto nelle aziende appartenenti alla fascia media (che comprende la maggior parte dei professionisti) che oggi puntano tantissimo al risparmio, quelle veramente grosse, che purtroppo non sono tante, cercano ancora di tenere alto il livello e fare la differenza.

Occuparsi di regia e postproduzione è come fare un giro sulle montagne russe. Fasi di salita lunghe e lente, discese velocissime e piene di curve e tempi di attesa davvero stancanti fra un giro e l’altro, con il lavoro che tende ad accavallarsi in certi momenti e svanire in altri. Quanto è importante la passione per andare avanti e come la nutri? VERISSIMO! Soprattutto se lavori freelance non puoi mai dare nulla per scontato! E’ stressante, perché come hai detto tu delle volte sei carico di lavoro e non ne vedi la fine, poi periodi di pausa… e non ne vedi la fine! Non ti nascondo che spesso pensi “ok, cambio lavoro”.
Poi ti viene in mente quanto hai fatto per arrivare a questo punto, la passione per il tuo lavoro, le soddisfazioni che ti ha dato…. Se non hai passione non vai avanti. Le soddisfazioni ovviamente contribuiscono a tenerla viva, ma altrettanto importante è la ricerca continua di nuovi stimoli, collaborazioni e un’apertura mentale che ti faccia apprezzare anche il successo di un amico o collega, prendendolo come esempio.

Nel 2015, avete realizzato una clip di animazione, Otto, che ha avuto molto successo in giro per il mondo. Cosa succede quando si comprende di aver fatto la scelta giusta e come si vive l’onda dell’entusiasmo? OTTO è un progetto in stop motion che con soli due minuti di video ci ha regalato delle belle soddisfazioni. Speravamo non passasse inosservato ma non pensavamo riscuotesse tale successo!
E’ stato selezionato a tantissimi festival importanti, vincendone diversi. Era anche tra i 12 cortometraggi di animazione selezionati ufficialmente per contendersi il Nastro d’argento! Felicissimi, e soprattutto carichi, quando capisci che il pubblico apprezza ciò che fai ti godi il momento ma stai già pensando al prossimo progetto… perchè non vedi l’ora di creare…

Qual era il messaggio contenuto in Otto? Credi sia stato recepito dal pubblico? OTTO è un video nato con l’intento di trattare in maniera metaforica e astratta la ciclicità degli eventi, che spesso vedono invertire le parti dei protagonisti in causa. Così lo abbiamo descritto, una sorta di percorso che raccontasse in modo astratto ed essenziale la forza del ciclo vitale. Con una frase simile ha commentato il Centro Nazionale del Cortometraggio, assegnandoci una menzione speciale ad un festival. Lette poi le recensioni e i commenti su web, credo che il messaggio sia arrivato.

La tua compagna è svedese e spesso, per le vacanze estive, venite in Sardegna. Com’è, per te, vedere la tua terra attraverso i suoi occhi e i suoi filtri? Intanto, come ben sai, io adoro la Sardegna e ti devo dire che anche lei ha un debole per questa terra. Ovviamente io ci ho vissuto per gran parte della mia vita, conosco le sue problematiche e non nego che spesso hanno prevalso facendomela apparire diversa ai mie occhi. OK il mare, cibo, clima, ma è fantastico quando mi fa notare anche delle piccole cose che per me sono scontate e nulla di che, facendomene riscoprire la bellezza. Diciamo che ha contribuito tantissimo a rafforzare questo legame, quella voglia di vedere valorizzata questa terra in tutti i sui aspetti, con un atteggiamento che (come dice lei) dovrebbe portarti a non vedere problemi, ma soluzioni.
So che ovviamente non è così semplice, ma un atteggiamento di questo tipo fa già tanto ed è un buon inizio.
“Si dice che tra il dire è il fare c’è di mezzo il mare”, e il nostro è bellissimo.      

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