“Su Monte Granaticu”

di Tommaso Esca

Con l’inizio 2017, si apre ad Orosei, il 6 e 7 Gennaio, la manifestazione “ Cortes de sos ammentos”, che si svolge all’interno del vasto e bellissimo centro storico.

Per due giorni, “sos laores de sa vaddhe”, i prodotti di qualità della Valle del Cedrino e del nuorese in genere, saranno in esposizione e degustazione in oltre 40 cortes-postazioni, insieme a mostre di pittura, apertura dei musei dei teatrini e di casa Soddu sul patrimonio culturale identitario sardo, manifestazioni musicali mercatini natalizi e tante altre sorprese che allieteranno questi ultimi giorni delle feste natalizie.

Inoltre si rinnova la tradizione ultracentenaria della posa “ de su pirone”, tronco di cipresso di oltre 10 metri, all’interno del cortile del complesso medioevale di Sant’Antonio Abate.

Intorno ad esso, nei giorni successivi, verranno ammassate le cataste dei profumati rami di arbusti della macchia mediterranea, in vista dell’accensione del grande falò di Sant’Antonio de s’occu (Sant’Antonio Abate).

Riapre per questo evento eno-gastronomico e culturale anche “ Su Monte Granaticu”, storico e stupendo angolo del centro storico oroseino, inaugurato durante l’estate 2016, in occasione del Convegno e manifestazione “ Laores de sa vaddhe”. In tale occasione, lo scrivente, in qualità di relatore, tenne una interessante relazione storica sull’edificio storico. Di seguito ne vengono riportati i momenti più importanti..

Su Monte Granaticu

Nel cuore del rione “de Sas Monzas”, dentro la parte bassa del bellissimo centro storico di Orosei , c’è la ex chiesa del Convento delle monache Cappuccine, oggi conosciuto come “ Su Monte Granaticu”. La struttura imponente, nasce come luogo di culto e fede, successivamente di interesse comunitario, luogo identitario di Orosei e non solo.

La costruzione del Convento in Orosei ebbe inizio nel 1739, con fatti e curiosità sulla sua costruzione e sul suo abbandono, avvenuto alla fine del settecento, con le suore trasferitesi precipitosamente prima a Cagliari e poi definitivamente ad Ozieri.

Ufficialmente, l’abbandono avviene per grave epidemia di malaria, ma vi sono motivazioni realmente poco conosciute .

Orosei ed il suo territorio è stato da sempre, un centro ad economia prettamente agricola, ricco di siti nuragici e villaggi a ridosso dei corsi d’acqua, intorno ad una piana alluvionale fertile ma soggetta a frequenti inondazioni.

Il corso del Cedrino, breve ,ma circondato dalle colline e montagne di Barbagia, era sempre in agguato con le sue piene burrascose, che spesso inondavano le aree di golena coltivate e distruggeva i raccolti (su laore).

Spesso si trattava di cereali (grano e orzo) principale nutrimento e pane quotidiano per intere povere famiglie. Ma si coltivavano anche leguminose (fagioli, piselli, ceci, fave), olivi, agrumi (tra cui “sa pompia”), melograni , mele cotogne e fichi .

Veniva coltivato anche il lino che veniva utilizzato dalle donne al telaio.

Il mancato raccolto, era spesso motivo di povertà estrema e di carestie per tante famiglie, che vivevano poveramente sotto un regime feudale, ed erano perennemente debilitate da febbri malariche frequentissime nei mesi più caldi.

Già alla fine del ’600, le istituzioni di allora, contribuirono alla nascita di centri di raccolta del surplus produttivo di cereali, per stoccarli e conservarli, quali sementi da ridistribuire in annate di crisi o carestie per garantire nuove semine e nuovi raccolti..

Nascono quindi i “Monte Granatici” che non decollarono subito e non dappertutto, anche per le ritrosie degli agricoltori ad effettuare questo stoccaggio comunitario.

Ad Orosei,”su Monte Granaticu” non veniva adibito esclusivamente alla raccolta e conservazione del grano, ma, spesso veniva utilizzato assieme ad altri magazzini (chiamati “barchiles”) anche come luogo di stoccaggio di formaggi, che provenivano dalla Barbagia e centro Sardegna, in previsione del loro imbarco, nel porto di Orosei, per la vendita nella penisola .

Nel 1778, ad Orosei, il Monte Granatico era già funzionante, ma non aveva un proprio edificio.

Nel 1782 l’Amministrazione comunale con l’allora Sindaco Pietro Maccioni, stipula con un artigiano locale un contratto per ristrutturare e ultimare l’imponente edificio dell’ex chiesa del Convento delle Cappuccine.

Ultimati i lavori, in breve tempo, iniziò la sua funzione di granaio comunitario che continuò sino al secondo decennio del novecento.

Successivamente, la proprietà dell’edificio, transitò alle casse rurali e in seguito ad una Banca isolana.

Trascurato ed inutilizzato, il Monte frumentario di Orosei cadde poi in abbandono per tanti anni.

Grazie alla lungimiranza dell’Amministrazione Comunale del Sindaco Franceschino Lupino tra gli anni ’60/’70, i locali, vennero ristrutturati, a carico del Comune, poi adibiti quale sede zonale dell’ex CRAAI (Centro Regionale Antilarvale e Antinsetti).

Si stivavano, per decine di anni insetticidi pericolosissimi(DDT) e antilarvali, contro zanzare ed insetti nocivi e preparavano esche avvelenate (crusca con Arsenico) per debellare le voraci e numerosissime cavallette.

Negli ultimi venti anni una parte dell’edificio ,è stato adibito come sede del Centro Studi G;Guiso, che preservandolo dal degrado ha sollecitato varie istituzione al suo recupero e fruizione comunitaria.

Diverse Amministrazioni hanno lavorato con determinazione per acquisire definitivamente la proprietà al Comune di Orosei .

Inserito il suo recupero in un vasto progetto di valorizzazione di costruzioni di grande interesse identitario, è stato finanziato dalla Regione Sarda e Unione Europea.

I recenti lavori di restauro dell’attuale stabile, composto da un corpo rettangolare di ml.24 e ml.7 mediamente di larghezza , oltre a due cappelle laterali ed un vano ex sacrestia , ci riconsegna un meraviglioso spazio multifunzionale comunitario in pieno centro storico. Si presenta oggi con tre robusti pilastri in pietrame e mattoni, reggenti la volta, a due navate, che rappresentano una scelta costruttiva unica e originale a livello regionale.

Prima del restauro i locali si presentavano con il solaio oramai cadente a causa di incuria e le intemperie. All’interno, un nauseante odore di insetticidi ed antilarvali che negli anni avevano impregnato muri, pavimento e terreno.

L’Impresa appaltante ha scrostato le pareti dagli intonaci fatiscenti, ed eliminato un grosso strato di pavimento e terreno sottostante, ed ha risanato e reso fruibile l’intero stabile..

Il Prof. Michele Carta , valente studioso locale, aveva supportato la precedente Amministrazione nella fase del bando di finanziamento . Motivava il recupero di questo stabile a Sede di un costituendo “Centro di documentazione archeologica,archivistica ed etnografica sull’agricoltura oroseina, futuro punto di raccolta ed esposizione di materiali allo studio e alla fruizione turistica del bene architettonico recuperato e appositamente arricchito con mirate acquisizioni, in grado di fornire il contrassegno identitario della prevalente vocazione agricola di Orosei ”.



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