Davide Volponi nella foto di Laura Farneti

di Maria Luisa Porcella Ciusa

Pittura, scultura, fotografia, riciclo, musica, imprenditoria, salumeria (ebbene si, proprio di salumi si tratta, anche se di un tipo particolare): Davide Volponi, cagliaritano doc con un curriculum da vero “casteddaio” coi fiocchi (liceo Dettori, facoltà di giurisprudenza, Erasmus a Oviedo), è quello che può essere definito, adesso, un creativo con la C maiuscola.

Tutto quello che lui ritrova davanti a sè, riesce a trasformarlo in arte e creazione: tutto quello che ad un occhio normale potrebbe apparire come un materiale o un oggetto insignificante, per lui diventa motivo di scoperta e azione. E le sue creazioni piacciono e piacciono molto: le mostre a Cagliari non si contano più (Galleria Macca, Lazzaretto, Alig’art) tanto che anche Parigi e Milano hanno accolto e apprezzato le sue opere.

La sua storia nel mondo dell’arte, quello che l’ha fatto diventare chi è oggi, comincia con un triste evento, quello, nel 1997, della morte del padre che lascia nelle sue mani l’impresa di legnami di famiglia. ??È stato il dolore che mi ha permesso di trovare altre strade??, spiega Davide. Un dolore che, se da un lato l’ha “costretto” a prendere le redini di una grossa attività da portare avanti con dedizione e sacrifici, da un altro gli ha permesso di esplorare quella parte di sé che, forse, altrimenti, sarebbe rimasta sopita. La peculiarità del creativo, e lo si può evincere da tutte le sue opere, è il vedere al di là del banale: i suoi celebri palazzi sono dipinti su legni di recupero; i lavori sulle fotografie partono da scatti malriusciti; i poeticissimi “Landscape escape” non sono altro che travi su cui hanno lavorato il tempo e gli eventi atmosferici, rielaborate con dei trasferelli d’infanzia; senza dimenticare i copertoni dei carrelli elevatori che si trasformano in figure umane, i biliardini rivisitati con i mamuthones e Goldrake e i divertentissimi salumi realizzati in vero legno (che hanno fatto il giro di diverse gallerie) per ironizzare sulla genuinità o meno di ciò che mettiamo in tavola.

Un vero e proprio riscatto degli ultimi, un voler dare un significato e una nuova prospettiva a quello che, ai più, può apparire come senza speranza, un proporre una seconda chance a un qualcosa che sembrava ormai perduto: ??L’apice di tutto questo processo l’ho raggiunto con l’utilizzo delle pedane in legno bruciate dalle prostitute per farsi caldo e la soddisfazione più grande è stata quando, una di loro, è venuta a vedere una mia mostra che, in realtà era un po’ anche sua…??. Una visionarietà, quella di Davide Volponi, che non è uno sforzo ma semplicemente un suo personale modo di guardare al reale. Ed è così che nel 2008 dopo la terribile alluvione, che ha procurato seri danni anche alla sua azienda, ha deciso di prendere, ancora una volta, quello che di negativo c’era negli eventi e di trasformarlo in azione creativa: da qui la partecipazione alla mostra “Raccontabito” e l’unione con il collettivo Mazzamurru. Con quest’ultimo (composto da 5 creativi che hanno messo insieme le loro passioni e capacità) hanno creato, con le travi recuperate dall’alluvione, delle panche che sono state esposte al Fuori Salone di Milano nel 2014 e quelle che attualmente si trovano al Bar Florio di Villanova a Cagliari.

Imprenditore, artista, creativo, organizzatore (da quasi dieci anni è tra il gruppo di persone che mette su “Sandremo”, il goliardico concorso canoro di beneficenza cagliaritano), dj (da oltre venti anni si esprime anche attraverso vinili e musica insieme al suo alter ego Bobo Siotto, col quale formano il duo “Foxi e Herny” e con cui continuano a girare per i locali cagliaritani proponendo le loro sonorità funky, retrò e beat rivisitate). Una mente sempre in fermento, instancabile e senza confini, che ha fatto di lui uno di quei creativi visionari di cui la nostra città ha davvero tanto bisogno.



Lascia un commento

Codice di sicurezza: