di Marcello Atzeni

Senza voler rubare il lavoro agli accademici della Crusca,  ecco una serie di riflessioni assortite  sulle variazioni della lingua italiana.

 Volendo può apparire come un florilegio di neologismi già esistenti  ,in altri casi, una mera esercitazione per  crearne dei nuovi , a volte scurrili e a  volte semplicemente infantili.

In certi casi potranno apparire sciocchi, in altri la fantasia seppur ardita, non riuscirà a mettere al tappeto la realtà, zeppa di termini, quanto meno singolari . Punibili con colpi di vocabolario. In testa.

In principio, non tantissimi anni fa, esistevano, ed esistono, macelleria, pizzeria, pasticceria e altre parole che fanno parte del nostro lessico.

Poi con l’andar del tempo, i primi segnali di anarchia fonetica.

O meglio di neologismi al limite tra l’agghiacciante e il raccapricciante.

Chi non ha mai sentito parlare di cioccolateria? E’ una fitta al cuore ! Vero, ma esiste. E poiché al peggio non v’è limite, ecco alcune, solo alcune, delle nuove botteghe. Oscure. Da Cuglieri  a Cagliari, passando per Terralba: creperia (è un posto dove s’intona il de profundis, ? Una camera ardente?), toasteria, kebaberia (esiste anche il kebabaro….) semifredderia (qualcuno che è stato parzialmente freddato da una fregnaccia  alle spalle?). Zippoleria ( una raccolta di zip?, intese come cerniere lampo, abbinate, ovviamente ad una jeanseria), e si potrebbe continuare.

E infatti  continuiamo con liquoreria, che ha sostituito il “vetusto” liquorificio.  La rifiuteria, che prima si chiamava discarica comunale e ancor prima, immondezzaio .

Alla stessa maniera, bruciando sul tempo, i barbari della lingua italiana, si possono fare degli esperimenti linguistici, su nuove o presunte attività.

Oggi esiste il capolinea, laddove i pullman terminano la loro corsa . Perché non  aprire un locale  e chiamarlo  fermateria? Ricordate Bolla in via Manno, a Cagliari? Vendeva , con bellissimi giocattoli, scherzi carnascialeschi e maschere . Bastava la parola. Oggi, chi si occupa dello stesso settore, potrebbe appendere un’insegna:  Sciocchezzerie ,quanto a dire si vendono cose frivole e divertenti per lenire i dolori della vita.

E se venissero riaperte e legalizzate le case chiuse, che dite, un tromberia non suonerebbe bene?

Magari esiste già da qualche parte.

Può esistere un locale chiamato “Dolce stil uovo” ?

Potrebbe, dove si degustano ( una degusteria, quindi), uova di cioccolato dal nuovo design.

E le fesserie che si leggono in certi ristoranti ( o ristoranterie?), dove ,peraltro , si mangia benissimo?

E  che ne direste se nel  menù potesse esserci un “Trionfo di vitello reale, in un’esaltante talamo di patate del Kaiser?”

Io nel frattempo, essendo a dieta ferrea, mi reco in un’insalateria.

Se non doveste vedermi in giro, significa che mi sono beccato una bella dissenteria.

E scusate se ho usato un termine, che, per ora, non ha subito evoluzioni.



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