Quando le sofferenze e le ingiustizie patite rischiano di generare un clamoroso falso storico. È quanto è successo intorno alla vicenda di Giovanni Fadda, un ventenne di Osilo caduto nella seconda guerra mondiale. Nel mese di aprile 2016, in seguito al dibattito in consiglio comunale sulle foibe, l’Associazione nazionale congiunti infoibati” scrive al sindaco di Osilo per congratularsi dell’iniziativa e inviare «il nominativo di un vostro concittadino caduto infoibato o diversamente massacrato dopo l’otto settembre 1943 nella ex Jugoslavia, dai partigiani comunisti slavi, con l’unica colpa di essere italiano e di aver difesa l’italianità delle terre istriane, fiumane e dalmate». Il nominativo indicato è quello di Fadda Giuseppe, nato a Osilo il 21 luglio 1923.

Nel frattempo, nel mese di maggio, l’amministrazione comunale ha intestato alcune nuove vie e piazze, fra cui una ai “Martiri di tutte le guerre”, a fianco alla quale viene ipotizzato di collocare una targa ricordo per Fadda. Accade però che nel mese di settembre il sindaco, di ritorno dal viaggio con gli anziani in Croazia, fa fare una deviazione a Basovizza, per una visita ad uno dei siti tristemente noti per le foibe. E là, in una lapide “In memoria dell’eccidio dei militari della Guardia di Finanza nella foiba di Basovizza”, legge il nome dell’appuntato “Fadda G.”.

A quel punto, Giovanni Ligios fa fare una ricerca all’anagrafe, dove però scopre che non si trova nessun Fadda Giuseppe, ma risulta un Fadda Giovanni i cui dati anagrafici corrispondono a quello che sarebbe il caduto delle foibe.

La ricerca viene approfondita dal consigliere comunale Alessandro Dore, il quale giunge ad una conclusione precisa. «Quello che più rispettava le caratteristiche indicate dall’associazione e dalla foto del sindaco – spiega Dore –, era il profilo di Fadda Giovanni, di professione finanziere, catturato in Croazia, ma dato come defunto nell’ex territorio dell’Urss». «È stata questa importante precisazione geografica – aggiunge il consigliere comunale – a far emergere alcune perplessità sull’autenticità della morte di Fadda nelle foibe».

Dopo avere ricevuto le notizie raccolte da Alessandro Dore, l’associazione dei familiari degli infoibati è stata costretta a precisare che, da una lettera del ministero della Difesa del 1994, risulta effettivamente che il «Finanziere Fadda Giovanni di Francesco, nato ad Osilo (Sassari) il 21 luglio 1923. Matricola numero 12045… già dichiarato disperso è stato catturato in Croazia dopo l’otto settembre 1943, dalle FF.AA. Tedesche, ricatturato dalle FF.AA. Russe e deportato in Russia, internato nel Campo n. 69 di cui non è nota l’ubicazione, ove è deceduto». Caso chiuso, quindi, e verità storica ristabilita.

Riecheggiano le parole di Valentino Canu, al consiglio comunale sulle foibe: «Come molteplici capitoli oscuri della nostra storia, anche quello a cui afferisce

il paragrafo delle foibe non è stato esentato dalla strumentalizzazione politica», con «una forte enfasi, di origine ideologica, in merito alle responsabilità di un massacro oggettivo la quale genera tesi militanti originatesi in contesti socio-politici e spesso carenti di ricerca storica».

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