di Gian Piero Pinna

Le statue  di Mont’e Prama che tanta visibilità hanno dato al territorio del Sinis, non solo di Cabras, ma anche di Riola Sardo, finalmente sono riuscite a smuovere le acque di un’amministrazione che inizialmente si era dimostrata indifferente a questo tesoro culturale. Dopo aver avversato le decisioni della passata amministrazione Zoncu, l’attuale amministrazione comunale di Riola Sardo, per bocca del vice sindaco, Sandro Sanna, con un documento del 23 febbraio, informa la cittadinanza che “Presto si procederà al posizionamento delle due statue che rappresentano i giganti di Mont’e Prama. Le opere sono  dell’artista Carmine Piras e che tutt’oggi le tiene in cura presso il suo laboratorio a costo zero per l’amministrazione comunale di Riola Sardo.  Le due statue verranno posizionate agli ingressi del paese una per chi arriva dalle località marine e l’altra per chi arriva da Oristano, sono posizionate agli ingressi principali del paese rappresentando i guardiani, il motivo per cui si è tardato nell’opera di posizionamento e dovuto al fatto che essendo l’intero territorio del paese soggetto a vincolo paesaggistico e necessario provvedere alla preventiva autorizzazione paesaggistica da parte degli enti preposti ufficio tutela e soprintendenza  inoltre essendo le due statue delle vere opere d’arte, eseguite come già detto dall’artista Carmine Piras uno dei maggiori se non il maggiore in Sardegna, rientrato di recente dal salone internazionale dell’archeologia che si è svolta a Firenze dal 17 al 19 febbraio scorso, con diverse sue realizzazioni esposte, per cui nasce l’esigenza di  attendere l’ampliamento dell’impianto di videosorveglianza recentemente finanziato dal regione Sardegna che ci permetterà un maggiore controllo del territorio ed in particolare dei siti ove saranno posizionate le due opere.”

Una vera e propria inversione di rotta, chiediamo al sindaco della passata legislatura amministrativa di Riola Sardo, Ivo Zoncu di darci una spiegazione su questa decisione inaspettata: “La mia passata amministrazione, (2010/15), pur vissuta con grandi restrizioni economiche, ma certamente con una buona e onesta strategia politica ed economica, è riuscita a cambiare l’immagine di Riola. La mia forza è stata la lungimiranza, la fiducia datami dai miei colleghi amministratori e il coinvolgimento puntuale di molti riolesi capaci, che con azioni volte al bene della collettività, hanno portato avanti un programma che ridesse dignità al paese.”

- Puoi essere più preciso e spiegarci tutta la storia?

“I Giganti, riposano in un territorio del Sinis, situato nel confine tra Riola e Cabras, chiamato appunto di Mont’è Prama, da cui prendono il nome. Chi erano, che compito avessero questi guerrieri? A distanza di diversi millenni, ancora non si può sapere, l’unica cosa di cui si è certi è che queste divinità austere, trasmettono la forza e la bellezza. Riuscii a dirottare dei fondi accantonati e dimenticati, dall’allora “Comunità Montana”, all’Unione dei Comuni Dei Fenici, di cui Riola faceva parte.  All’epoca, ricoprivo gratuitamente il ruolo di Presidente. Tale azione mi permise di usare una cospicua somma che destinammo al ripristino delle  strade del nostro territorio. Questa azione mi consentì di  non esaurire il  nostro triste bilancio e di accantonare un piccolo fondo  per il decoro del paese.”

- Sarà possibile far diventare Riola la Porta del Sinis?

“Anticipando tutto ciò che da li a poco sarebbe avvenuto, grazie al rinvenimento dei Guerrieri di Mont’è Prama, decidemmo di commissionare due guardiani, cioè la riproduzione di due Giganti di Mont’e Prama al grande scultore Carmine Piras.  Il nostro sogno era farne realizzare quattro, uno per ogni ingresso del paese, precisamente un Gigante all’ingresso arrivando dal Sinis e dal mare, uno arrivando da Oristano, un altro dalla direzione di Cabras e infine uno dall’ingresso di Baratili.  I tagli dello Stato e della Regione, erano sempre maggiori e di conseguenza, pur consapevole di aver fatto delle grandi imprese, questa rimase a metà e mi dovetti accontentare solamente di due. Anche stavolta avevamo avuto ragione noi, vennero dissotterrati altri Giganti e il mondo iniziò a parlare del Sinis.”

- Dopo che tu concludi la tua avventura come sindaco, cosa succede?

“La mia amministrazione termina il mandato e lascia in eredità le due statue da posizionare in paese. Nel frattempo l’arte del maestro Carmine Piras, attira l’interesse di Firenze, la città d’arte forse più importante al mondo e qui il maestro espone le sue opere confezionate per noi, che sono la copia perfetta dei modelli dei Giganti di Riola, riscuotendo un successo senza precedenti, ma l’invidia fa sparlare le persone poco intelligenti e piovono le critiche per la decisione della mia amministrazione di aver commissionato l’opera. In passato, il paese era famoso per tangentopoli, fallimenti e altre schifezze, ai giovani consiglio di leggere le cronache di qualche decennio fa, quando certi eventi ci facevano considerare come la vergogna della Sardegna. Oggi pare che molti abbiano la memoria corta e molte critiche giungono da quegli stessi ambienti. Praticamente  da soli e con grandi sforzi personali, finalmente siamo riusciti a far parlare bene di Riola e il nostro vecchio progetto culturale, non potrà che portare del bene  al nostro paese e alla comunità.”

- Dopo un’esperienza così amara cosa ti senti di consigliare agli attuali amministratori di Riola?

“La mia amministrazione ha lasciato in eredità diversi bandi vinti e un paese diverso. Con molti sacrifici, l’attuale amministrazione li sta  portando a termine, hanno tutta la mia comprensione, combattere da soli con il mostro chiamato burocrazia, vi assicuro che non è cosa semplice. Consiglio loro di non scoraggiarsi mai e di combattere da veri guerrieri, fino all’ultimo giorno di legislatura, come ho fatto io. Lascio anche un’eredità morale, che è quella di portare a termine il mio sogno, di trovare il modo di posizionarne quattro sorveglianti e non due. Poi se  qualcuno che non è all’altezza, avrebbero voluto fare le stesse cose che state facendo voi, ma non ha le capacità e  sta li a sparlare di chi regala il suo tempo e il suo lavoro per il bene di Riola,  fregatevene, fa parte del folklore,  e purtroppo anche del DNA di alcuni sardi.” 



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