ph: Ignazio Locci

di Francesca Lai

Quando la passione incontra il rispetto per la natura allora nascono grandi idee. Come quella venuta in mente a Ignazio Locci cinquantenne di Jerzu che con la sua azienda agricola “Mirteto84” ha raccolto il guanto di sfida creando prodotti di qualità e portando in tavola la genuinità.

Se nell’immaginario collettivo il mirto è per eccellenza la bevanda dei fine pasto dei lunghi pranzi sardi, per Ignazio Locci è una diversa maniera di fare impresa. Sciroppo, composta e semifreddo di mirto, tutti rigorosamente analcolici, sono i prodotti del lavoro nel mirteto nella località “Sa Spadula” a Jerzu.

Gli impieghi fuori dalla Sardegna, dalla Lombardia al Trentino, impegnano per nove lunghi anni Ignazio Locci, che racconta “sono partito con l’idea di tornare e dalle mie esperienze ho imparato ad allontanare tutti i pregiudizi”. Così Ignazio nella sua isola torna davvero, nel 2003, svolgendo diversi lavori nei villaggi turistici.

Nel 2013 l’idea del mirteto. «Vengo da un contesto di viticoltori» racconta Locci «ho imparato a lavorare la terra e ho deciso di sfruttare il mirto a modo mio». In poco meno di un ettaro Ignazio Locci pianta 1021 mirti, nel 2015 nasce l’azienda agricola nella quale si possono contare oggi circa 1700 piantine. Tra i risultati più esaltanti ottenuti da Ignazio Locci c’è sicuramente la produzione di miele di mirto. «Ci vuole tanta pazienza nel mio lavoro» racconta «ma attraverso alcuni accorgimenti ho capito come far produrre il nettare al mirto» e  «ho confezionato 12 chilogrammi di miele, una novità assoluta» conclude.

Il lavoro nel mirteto è un impegno quotidiano che viene svolto con tanta passione da Ignazio «non uso mezzi meccanici, seguo le piante ogni giorno e non utilizzo nessun tipo di diserbante o fitofarmaco, sarebbe per me come tradire il mio progetto che in primis è quello di rispettare l’ambiente» e anche se ci vuole tanto tempo il vantaggio è «che se si vuole mangiare genuino non si deve alterare nulla».

Ed è proprio questo amore per la natura che ci circonda il messaggio che Ignazio vuole far passare e tra i più saggi ascoltatori ha trovato i bambini.

Di poche settimane fa l’incontro con una scolaresca, la felicità dei piccoli alunni e la loro curiosità hanno fatto capire a Ignazio che le cose si possono cambiare partendo da loro, «i più piccoli hanno le chiavi del futuro ed educandoli ai principi e al rispetto per l’ambiente si possono ottenere grandi risultati» dice Locci «incontrandoli ho capito di aver vinto la mia sfida». Prodotti di nicchia e tutti naturali, raccolto delle bacche a mano e preparazione e confezionamento del prodotto sul posto, una filiera cortissima di cui Ignazio va fiero.

“Mangio mirto e campo cent’anni” è lo slogan scelto per “Mirteto84”, con la consapevolezza di voler tornare alle tradizioni del passato e alla semplicità della vita di quelli che oggi sono i centenari.



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