Nella foto, presso il Centro culturale "Il Pertini" di Cinisello Balsamo, da sinistra: Paolo Pulina, Giuseppe Tocco, Giuliana Franchini e Sandro Ghiani.

premessa di Paolo Pulina

resoconto convegno di Elena Montani Tocco

lettera F.A.S.I. di Serafina Mascia

analisi di Giuliana Franchini

Pubblichiamo qui di seguito la lettera  - a firma di Serafina Mascia (presidente della FASI) e di Giuliana Franchini (referente per l’Archivio Ligure di Scrittura Popolare) -  che i Presidenti e i componenti dei Consigli Direttivi dei Circoli della FASI hanno ricevuto recentemente. La lettera illustra il “Progetto di ricerca sugli scambi epistolari manoscritti tra emigrate/i sarde/i nel mondo e i loro corrispondenti (famiglie, parenti, amici) in Sardegna” promosso dalla FASI in collaborazione con  l’Archivio Ligure di Scrittura Popolare.

A ogni Circolo è stato chiesto di verificare se esiste, non solo fra i componenti degli organismi dirigenti ma anche presso i Soci,  la disponibilità a ricercare documenti manoscritti come quelli  illustrati  nelle linee espositive del Progetto a firma della prof.ssa Franchini.

Al di là dell’ambito dei Circoli FASI, data l’importanza di questa  ricerca  ai fini della conservazione  della memoria dell’emigrazione sarda nel mondo,  si prega chiunque può di sensibilizzare adeguatamente  le persone con cui è  in relazione presso i  diversi paesi/città della Sardegna. (Paolo Pulina, vicepresidente della FASI)

Sabato 12 novembre 2016, presso l’Auditorium del Centro culturale“Il Pertini” del Comune di Cinisello Balsamo, è stata inaugurata la mostra “Dalla Sardegna alla Cina: la tragedia della guerra, la nostalgia del paese nelle lettere di un marinaio sardo”, che è rimasta aperta fino al 20 novembre.

La mostra ripercorre le tappe del viaggio compiuto da Giovanni Deidda negli anni 1937–1938 a bordo dell’incrociatore Montecuccoli che lo portò a toccare Cina, Giappone, Corea ed Australia e si configura come una narrazione fotografica illustrata dalle immagini che egli raccolse nel corso della spedizione e commentata da stralci delle lettere scritte alla famiglia.

La Mostra è stata promossa dal Circolo sardo A.M.I.S.-Emilio Lussu di Cinisello Balsamo e dalla FASI (Federazione delle70 Associazioni Sarde in Italia), ed ha avuto il patrocinio del Comune e dellaBiblioteca di Isili (Cagliari) e dell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare, al quale la famiglia Deidda ha conferito l’epistolario oggetto della mostra.

Dopo i saluti di Carla Cividini (presidente A.M.I.S) e del dr. Paolo Pulina (vicepresidente dellaFASI) sono intervenuti l’Assessore comunale alla Cultura,dr. Andrea Catania, il dr. Giuseppe Tocco (del Circolo A.M.I.S., nipote di GiovanniDeidda), la prof.ssa Giuliana Franchini (docente di Storia contemporanea dell’Università di Genova, si occupa di storia delle migrazioni internazionali del XIX e del XX secolo con particolare riferimento all’area ligure e alle caratteristiche di genere), co-fondatrice dell’Archivio Ligure di Scrittura Popolare, e il dr. Sandro Ghiani, responsabile della rete delle Biblioteche del Sarcidano e Barbagia di Seulo nonché direttore della Biblioteca comunale di Isili, paese d’origine di Giovanni Deidda e sede di una prima edizione della mostra.

La presentazione è stata resa particolarmente toccante dalla lettura di alcune lettere di Giovanni Deidda da parte di Adriano Martinez, di Oneiros Teatro e da un breve audiovisivo relativo al bombardamento del porto di Napoli del 4 dicembre 1942 nel quale Giovanni perse la vita. (Elena Montani Tocco)

 

Dai discorsi favoriti dall’incontro di Cinisello è nata l’idea di verificare se è possibile realizzare– grazie all’intermediazione dei Circoli degli emigrati sardi (a partire ovviamente da quelli della FASI) – una ricerca sugli scambi epistolari manoscritti tra emigrate/i sarde/i nel mondo e i loro corrispondenti (famiglie, parenti, amici) in Sardegna.Nei Circoli si potrebbe attivare l’interesse di una o più persone che – attraverso indagini orientative presso familiari, amici, compaesani – potrebbero acquisire qualche informazione sull’esistenza o meno di questi documenti scritti provenienti da emigrati partiti da quel determinato luogo sardo di cui ciascuna di queste persone che fanno riferimento ai Circoli è originaria.

In uno degli incontri periodici di ciascuna delle quattro Circoscrizioni dei Circoli FASI la prof.ssa Giuliana Franchini potrebbe presentare il progetto. Una sensibilizzazione più a largo raggio presso i soci dei Circoli può essere facilmente svolta dalla FASI attraverso i suoi strumenti di comunicazione con i Circoli e dai Circoli attraverso i loro strumenti di comunicazione con i soci.

Il prof. Aldo Accardo (Professore Ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Cagliari; Presidente della Fondazione Istituto Storico “Giuseppe Siotto”; Presidente del Comitato Sardo Grandi Eventi; Presidente del Comitato Sardo per il centenario della Grande Guerra), che si è dichiarato interessato al progetto, potrebbe favorire– come è avvenuto per le ricerche sulla Grande Guerra – la formazione di un gruppo di ricercatori che preparino gli insegnanti dei diversi ordini di scuola che si dichiarano disponibili, ai modi migliori per far lavorare scolari e studenti in operazioni di“caccia” a questi tesori documentari nascosti.

Copia dei documenti ritrovati, opportunamente scannerizzati, potranno essere raccolti nelle varie sedi deputate, a cominciare da

-Archivio Ligure della Scrittura Popolare

-Museo dell’Emigrazione di Asuni (Oristano)

e potrebbero servire per allestire piccole/medie mostre documentarie sia nei paesi sardi dove il “raccolto” si dimostrerà più soddisfacente sia presso i Circoli che esprimono soci originari dei paesi più ricchi di documentazione manoscritta relativa alle storie di emigrazione.

Ovviamente saranno coinvolti – dato che la mostra di Cinisello è partita da lì – la biblioteca di Isili (Sandro Ghiani; Elena Montani Tocco; Giuseppe Tocco), il gruppo di lavoro collegato al Museo dell’Emigrazione di Asuni (Nello Rubattu), l’Archivio di Stato di Cagliari, dove sono depositati tutti i documenti – fotografie, lettere e poesie manoscritte – arrivate alla redazione del mensile “Il Messaggero Sardo” che si è pubblicato dal 1969 al dicembre 2010 (in questo caso, referente è Gianni De Candia) http://www.ilmessaggerosardo.com/

Con questa comunicazione vogliamo rivolgerci ai Circoli per sondarne la disponibilità a collaborare a varare l’iniziativa. A tal fine sarebbe opportuno che ogni Circolo individuasse un referente e lo segnalasse (nome, cognome, paese sardo di provenienza, indirizzo e-mail) al coordinatore organizzativo del progetto per la FASI, il vicepresidente Paolo Pulina paolo.pulina@gmail.com . Allo stesso ci si potrà rivolgere anche telefonicamente 349/0764184 per ulteriori informazioni.

Serafina Mascia

 

Mostra Lettere e fotografie di Giovanni Deidda

Centro culturale “Il Pertini” Cinisello (MI), 12/11/2016

Introduzione di Giuliana Franchini,

Archivio Ligure della Scrittura Popolare

Cercherò di spiegare in questo intervento perché le lettere alla famiglia di Giovanni Deidda, così come altri documenti analoghi che definiamo ‘scritture di gente comune’ sono importanti non solo per la memoria familiare e locale,ma per la storia delle società contemporanee.

Proprio per la raccolta,la conservazione e lo studio di queste scritture è nato intorno alla metà degli anni Ottanta del Novecento l’Archivio Ligure della Scrittura Popolare, laboratorio e centro di ricerca dell’Università di Genova,del cui gruppo di lavoro faccio parte.

Negli anni in cu il’Archivio ha preso vita la maggioranza degli studiosi di storia accettava senza problemi l’affermazione dello storico francese François Furet chela storia delle classi popolari poteva essere conosciuta solo «sotto il segno del numero e dell’anonimato» vale a dire attingendo sostanzialmente a fonti “oggettive” demografiche ed economiche o,al massimo,per gli aspetti qualitativi, alle descrizioni e ai racconti delle èlite colte. Era esclusa, secondo Furet, la possibilità di avere rappresentazioni soggettive del loro vissuto,dei loro sentimenti e giudizi,perché,  immersi in una cultura prevalentemente orale,gli individui diceto popolare non avrebbero lasciato tracce scritte della loro esperienza storica.

Per la verità quando Furet scriveva le parole che ho ricordato, una minoritaria,ma innovativa corrente di storici dell’età contemporanea aveva già iniziato a raccogliere anche in Italia racconti orali individuali di uomini e donne comuni che avevano attraversato gli eventi traumatici della prima metà del Novecento:le due guerre mondiali,il fascismo,la Resistenza. Ma le testimonianze orali possono ovviamente essere raccolte solo finché il protagonista è in vita e nel decennio Settanta-Ottantasi poteva risalire al massimo a qualche decina di individui della generazione che aveva vissuto la prima guerra mondiale.

Ma proprio nel corso di un’esperienza didattica condotta da storici e insegnanti di storia trentini con l’uso prevalente di fonti orali,i ricercatori fecero un’esperienza sorprendente:gli intervistati aprivano cassetti di vecchie credenze e estraevano fogli e quaderni scritti da padri,nonni,  parenti vari che in teoria,dato lo scarso grado di alfabetizzazione, non avrebbero dovuto scrivere. Venivano alla luce lettere familiari di emigranti e di soldati delle due guerre mondiali, taccuini, canzonieri,addirittura diari e memorie di notevole estensione di soldati,prigionieri,donne contadine,costrette ad abbandonare i loro villaggi situati sulla linea del fronte e deportate  dal governo austriaco in campi di baracche in luoghi remoti dell’Impero.

A partire dall’esperienza trentina si formò un rete di centri e gruppi di ricerca locali con l’intento primario di reperire,raccogliere e conservare queste scritture che abbiamo chiamato di volta in volta ‘scritture popolari’,’scritture di gente comune,scritture di semi colti’,o anche, con un ossimoro, ‘scritture di illetterati’,testi solo in minima parte pervenuti ad archivi pubblici,in grande maggioranza,quelli sopravvissuti,dispersi in una miriade di piccoli giacimenti familiari disseminati sul territorio.
Proprio la dispersione esponeva questi documenti a un grave rischio di scomparsa;il primo imperativo dei gruppi di lavoro sulla ‘scrittura popolare’ era dunque di opporsi a tale rischio,costituendo centri di conservazione durevoli. Nacquero così gli Archivi della scrittura popolare.

Di questa rete è stato promotore e ha fatto parte fin dall’inizio  l’Archivio Ligure della Scrittura Popolare (ALSP) collegato all’attività del Dipartimento di storia contemporanea dell’Università di Genova.Per la raccolta dei documenti il gruppo di lavoro,guidato dal docente di Storia contemporanea Antonio Gibelli,ha contato sull’impegno di studenti e laureandi. Per più di venti anni abbiamo tenuto un seminario annuale in cui studenti e laureandi sono stati invitati a cercare nelle loro famiglie, o attraverso le loro reti amicali e di conoscenti,scritti di gente comune che venivano riprodotti –a meno che la famiglia interessata volesse affidare permanentemente all’Archivio il documento originale–,  erano contestualizzati,analizzati e studiati, diventando poi oggetto di relazioni e di tesi di laurea. Lettere,diari e memorie affluivano anche spontaneamente da famiglie e studiosi locali, mano a mano si diffondeva la notizia dell’esistenza e del lavoro dell’Archivio. Molti altri scritti,soprattutto lettere, sono stati reperiti nel corso di due mostre che abbiamo organizzato sull’emigrazione transoceanica dal Genovesato e dall’area del Levante ligure,coinvolgendo insegnanti e scolari delle scuole del territorio. Altri ancora sono venuti dal mercato filatelico,notoriamente interessato ai francobolli e alle buste,più che al loro contenuto,o trovati in archivi pubblici.

È evidente che l’interesse nostro e degli altri studiosi di varie discipline impegnati nella ricerca di questi scritti non era solo quello della salvaguardia e della conservazione. Linguisti e dialettologi ne individuarono l’importanza per ricostruire il faticoso passaggio dalla lingua orale alla scrittura e per analizzare l’assimilazione dell’italiano da parte delle classi popolari;etnologi e antropologi vi scoprirono una potenziale miniera di informazioni sulla cultura materiale sulle strutture familiari e sulle mentalità del variegato universo contadino coinvolto nei secoli XIX e XX in accelerati processi di modernizzazione

Agli storici lo studio delle scritture popolari ha permesso di ricollocare nel flusso  della ‘grande storia’ l’esperienza e la soggettività della ‘gente comune’,aumentando la complessità e le sfaccettature del racconto storico e ponendolo di fronte a nuove sfide interpretative. Abbiamo fatto vere e proprie scoperte che hanno aperto la strada a interpretazioni nuove di alcuni processi fondamentali per la storia dell’Italia nel Novecento.

Ne elencherò due. La prima è una visione diversa da quella diffusa in precedenza del rapporto tra alfabetizzazione, scolarizzazione e pratica della scrittura. Eravamo abituati a pensare, in maniera,diciamo,positivistica,che la produzione di testi scritti aumentasse in modo lineare con l’estensione della scolarizzazione. Abbiamo invece verificato che sono i grandi eventi separatori degli ultimi decenni dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, in particolare emigrazione e guerre, a produrre vere proprie ‘esplosioni di scrittura’.

Le lettere scambiate tra gli emigranti e le loro famiglie rimaste in patria nel periodo della ‘grande emigrazione’italiana tra l’ultimo ventennio dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento ebbero un ruolo fondamentale nell’orientare e gestire i flussi migratori,più importante della propaganda degli agenti delle compagnie di navigazione. L’ultimo censimento prima della Grande Guerra dava un tasso medio di analfabetismo tra gli italiani pari al 48%:nei tre anni e mezzo di guerra furono scambiate tra il fronte e il paese 4,5 miliardi di lettere. Questo significa che tra gli uomini e le donne coinvolti nei processi migratori e nella prima guerra totale del Novecento,il bisogno di comunicare spinse a scrivere anche coloro che avevano un’istruzione a malapena corrispondente alla seconda classe elementare e persino,paradossalmente,gli analfabeti. È un paradosso ma non più di tanto:chi non sapeva proprio scrivere si faceva aiutare dal parroco, dal maestro,dal cappellano militare,dall’ufficiale o da un commilitone in trincea,dalla crocerossina all’ospedale militare.

L’emigrazione e il dramma della guerra hanno dunque stimolato l’uso della scrittura e il suo stesso apprendimento: è documentato che, in alcuni paesi alpini in cui l’emigrazione stagionale oltre confine di squadre di uomini era una risorsa economica indispensabile già in epoca preindustriale, gli emigranti crearono e mantennero in vita scuole di prima alfabetizzazione. Durante la prima guerra mondiale nelle ‘case del soldato’,dove si riunivano i militari a riposo dopo i turni di permanenza in prima linea,maestre e maestri volontari insegnavano a leggere e ascrivere agli analfabeti.

Che cosa ci dice di storicamente significativo questo fiume di lettere e di scritti personali o meglio ciò che è sopravvissuto di quel fiume e che gli Archivi di scrittura popolare sono riusciti a raccogliere?

Diciamo che le lettere degli emigranti,soprattutto le corrispondenze familiari hanno contribuito a darci una visione molto più concreta e realistica della ‘grande emigrazione’ dall’Italia del XIX e del XX secolo.

Ancora negli anni Settanta del secolo scorso prevaleva nella storiografia italiana una visione meccanicistica,generica,astratta che metteva in scena come agenti storici entità impersonali: da una parte,  la povertà che spingeva masse di contadini a cercare lontano fonti di sopravvivenza, e, dall’altra,oltreoceano,i paesi in via di accelerato sviluppo capitalistico,che attiravano forza-lavoro:era il meccanismo chiamato del push and pull.

Ci si accontentava di vedere gli emigranti come masse anonime di diseredati in viaggio verso un incerto destino. Le corrispondenze di emigrazione ci avvicinano invece ai soggetti reali. Intanto mettono in luce il funzionamento delle catene migratorie. Certo ci sono gli agenti delle Compagnie di Navigazione e Stati, come per esempio il Brasile, che fanno pubblicità per attirare migranti, ma prevalentemente si parte quando la lettera di un famigliare o di un compaesano dà informazioni positive sulle occasioni di lavoro,le possibilità di alloggio,la presenza di parenti e compaesani nei luoghi di destinazione. La partenza,inoltre,non è vista come un distacco definitivo: nella ‘grande migrazione’ partono in genere gli uomini giovani:padri,mariti,fratelli, ma il resto della famiglia,donne e anziani, rimane a gestire il podere contadino. Attraverso l’oceano avviene un regolare scambio di lettere, arrivano le rimesse,notizie portate da parenti a loro volta emigrati,ci sono anche periodici ritorni dell’emigrante. Il processo può concludersi con un ricongiungimento all’estero oppure con il ritorno definitivo di chi è emigrato. La cosa importante che emerge dalle corrispondenze è che l’emigrazione è un progetto di miglioramento delle proprie condizioni di partenza,vagliato e deciso in ambito famigliare e comunitario. Questo non significa negare che a monte ci siano condizioni di povertà,a volte di miseria,significa mettere al centro i soggetti, le loro storie,la loro capacità di decisione e di azione.

Le lettere dei migranti ci permettono anche uno sguardo ravvicinato sulla famiglia contadina,un oggetto creduto impossibile da decifrare se non attraverso indicatori statistici e demografici. Vengono in luce i rapporti tra donne e uomini e tra le diverse generazioni,i loro rispettivi ruoli famigliari e sociali,appare a volte un’inaspettata fermezza e capacità di autonomia femminile,vengono espressi bisogni,sentimenti,affetti.

Ecco due esempi tratti da epistolari di emigrazione conservati nell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare:

Achille R.,un contadino nato nel 1882 in un comune del circondario di Pontremoli (provincia di Massa), emigra all’inizio del Novecento negli Stati Uniti in compagnia dei fratelli e di un gruppo di compaesani che si spargono negli immensi spazi dell’Ovest dall’Utah al Nevada,al Colorado,alla California, per lavorare in diverse miniere. Parenti e compaesani mantengono legami di solidarietà e si tengono in contatto per lettera,segnalandosi le occasioni e le condizioni di lavoro nei diversi Stati. Achille è sposato con Angela B.e ha due figli concepiti in occasione di due ritorni al paese prima del rimpatrio definitivo avvenuto alla vigilia della Grande Guerra.

Separato da casa da un oceano e da altre migliaia di chilometri di terra Achille ci tiene a mantenere il ruolo del capofamiglia,a cui spettano le decisioni più importanti.

Sento che mi domandi -scrive alla moglie il 31 dicembre1911- se devi mandare a scuola la Ida [la figlia maggiore],per ora assolutamente non voglio in questaltrano [altro anno] verò io a casa spero se dio mi darà tanta Grazia e allora vedrò il fisico se sarà tempo di mandarla

È innamorato della moglie,la sogna di notte, non mancano nelle lettere toccanti espressioni di tenerezza che si trasformano in dolorose fantasie di abbandono e tradimento quando per un periodo,a causa di disguidi postali, non riceve lettere da casa

….. Consorte mia carissima -scrive il 26 aprile 1912-tinvio la quarta lettera senza nessun risultato di risposta dopo i primi di marzo che ricevetti una tua assicurata non o più ricevuto nessuna novità da te[…]Non ho più la pace nel mio cuore immaginati ora che non so più novità di voialtri come sarò ridotto credo che mi tormenterete tanto che vi Dimenticherò completamente[…] Bene non mi prolungo di più perché o tanto il cuore angosciato che non so neanche cosa mi scrivo.

Un altro epistolario conservato nell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare ci presenta Maria G. una contadina della Val di Vara il cui marito è emigrato negli anni ’70 dell’Ottocento a S.Francisco lasciandola a gestire una famiglia complessa formata dai loro tre figli, da un cognato,da una giovane cognata e da un nonno bisognoso di cure. Maria si rivela donna energica e abile nel gestire il podere e le rimesse e per di più dotata di notevoli doti diplomatiche nel mediare i contrasti famigliari,ma deve combattere quotidianamente con il cognato che si oppone a molte delle sue scelte,in particolare a quella per lei irrinunciabile di mandare a scuola anche la figlia. Così,esasperata,scriverà al marito nell’ottobre 1880:

 …Caro consorteai patti ci sta fino il Diavolo,quando sei partito io ti dissi che dopo qualche anno mi mandassi a prendere,ma finora tutto fu vano,quindi ti prego di mandarmi a prendere perché senza di te non posso più vivere

Il bisogno di scrivere diventa impellente durante le guerre che segnano in Europa la prima tragica metà del XX secolo.

Le lettere a casa sono necessarie per la stessa sopravvivenza durante la prigionia nella prima guerra mondiale,quando il governo italiano evita di assistere i prigionieri caduti in mano austriaca che soffrono la fame, come del resto tutta la popolazione civile degli Imperi centrali, e per resistere possono contare solo sui pacchi di viveri mandati dalla famiglia. Una situazione che si ripete per i 600.000 militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943 e internati nei campi di lavoro della Germania nazista.

Altrettanto essenziale è il ruolo che la corrispondenza con la famiglia svolge per la sopravvivenza psicologica dei soldati:le lettere frequentemente scritte e ansiosamente attese fanno balenare un altrove:il mondo della casa,degli affetti,della vita civile,necessario contrappeso all’esperienza traumatica totalizzante e mortifera della guerra,in particolare della guerra di trincea. Una funzione analoga di supporto identitario hanno i diari e le memorie scritti da soldati  con scarse conoscenze alfabetiche.

Nessuna guerra ha mai prodotto tanta scrittura come la prima guerra mondiale:innumerevoli in tutti i paesi europei sono i diari, le memorie, le opere letterarie sia in prosa che in poesia uscite da quella terribile esperienza, spartiacque della storia europea. Ma:

…La voce che nella letteratura dice io-scrive Quinto Antonelli- è invariabilmente quella di un ufficiale subalterno,colto,spesso interventista,che attraverso la guerra matura una sofferta consapevolezza. La truppa dei soldati semplici rimane sullo sfondo in un anonimato,da cui emergono brevi profili,entro una gamma di tipi.

O almeno,come aggiunge poco dopo lo stesso autore, acuto studioso di ‘scritture popolari’, fino a poco tempo fa si credeva che solo le classi colte avessero scritto il loro ‘diario di guerra’.Il lavoro degli Archivi di Scrittura popolare ha mostrato che così non è stato. Nell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare di Genova il fondo che contiene gli scritti relativi alla Grande Guerra è quello più numeroso. Anche molti soldati semplici hanno provato a scrivere il loro ‘diario di guerra’. Per loro,come per i colti,la scrittura personale non è stata solo un gesto di resistenza all’orrore della guerra,ma anche un’affermazione di individualità,la volontà di affermare il diritto di dar conto della propria esperienza rifiutando l’azzeramento nella massa anonima,primo portato della disciplina militare e dell’inquadramento bellico.

Troppi sarebbero gli esempi da citare a questo proposito. Rimando ai bellissimi volumi di Quinto Antonelli, Antonio Gibelli, Nicola Maranesi,usciti recentemente in occasione del centenario della Grande Guerra e citati qui di seguito nella bibliografia che danno ampio conto delle ‘scritture popolari’relative alla Grande Guerra conservate rispettivamente nell’Archivio di Scrittura Popolare di Trento,nell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare e nell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve S.Stefano (Arezzo).

BIBLIOGRAFIA SOMMARIA

1)Italiano ‘popolare’ e scritture di gente comune come fonte storica :

Attilio Bartoli Langeli,La scrittura dell’italiano,Il Mulino,Bologna 2000

Fabio Caffarena,Scritture non comuni.Una fonte per la storia contemporanea,Unicopli,Milano 2016

2)Scritture di emigrazione:

 

Emilio Franzina,Merica! Merica!, Feltrinelli,Milano 1979

Giuliana Franchini, Relazioni familiari e genere nelle corrispondenze di emigrazione, in F.Caffarena,L.Martinez Martin (a cura di),Scritture migranti,F.Angeli,Milano2012

A.Gibelli,La risorsa America,in A.Gibelli,P.Rugafiori (a cura di),Liguria Storia d’Italia Einaudi,Le Regioni,Einaudi,Torino1994

3) Scritture di guerra e prigionia:

Quinto Antonelli,Storia intima della Grande Guerra,Donzelli,Roma 2014

Fabio Caffarena,Lettere dalla Grande Guerra,Unicopli,Milano 2005

Antonio Gibelli,La guerra grande.Storie di gente comune,Laterza,Roma-Bari,2014

Nicola Maranesi,Avanti sempre!Emozioni e ricordi della guerra di trincea,Il Mulino,Bologna 2014

Giuliana Franchini,Diarie memorie di soldati internati in Germania (1943-45), in Scritture recluse,Quaderni di Storia e Memoria,giugno 2013.



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