di Fiorenzo Caterini

Io non ricordo questi distinguo, questo scetticismo strisciante, questo brontolio, quando venne il Giro d’Italia in Sardegna esattamente dieci anni fa. Cosa è cambiato in questi dieci anni? A considerare certi atteggiamenti di questi giorni, per fortuna minoritari ma, tuttavia, anche fin troppo diffusi, verrebbe da dire che oggi siamo diventati uno strano popolo. Infatti:

I sardi sono quello strano popolo che considerano allo stesso modo chi viene a sganciare bombe e veleni e un gruppo di campioni del ciclismo al seguito di una importante manifestazione sportiva di livello mondiale;

I sardi sono quel popolo che si lamenta se in televisione mostrano i cartelli sforacchiati dai pallettoni, e poi si armano di metaforici pallettoni, in agguato, in attesa che qualche cronista sbagli l’accento di una località per impallinarlo senza pietà;

I sardi sono quelli che si lamentano se un cronista in cinque ore di trasmissione sbaglia l’accento di una loro località, e poi non sanno come si scrive il sardo, sbagliando tutte le paragogiche;

I sardi sono quelli che si lamentano se vengono dipinti come vendicativi, torvi e cupi, e poi mostrano ostilità, scetticismo e diffidenza per una manifestazione sportiva che tutti vorrebbero;

I sardi sono quelli che si lamentano se l’immagine dell’isola che si prende da fuori è quella negativa, e poi invocano teorie colonialiste se le ragazze immagine locali sfoggiano uno splendido costume sardo tradizionale;

I sardi sono quelli che invocano le teorie colonialiste per tutto quello che viene da fuori, innocue manifestazioni sportive comprese, e poi affollano le città mercato come tutti e importano i prodotti alimentari da fuori;

I sardi sono quelli che si lamentano di un modello di sviluppo che ha inquinato il loro territorio, e poi storcono il naso quando c’è una imperdibile occasione di promuovere il turismo eco-sostenibile;

I sardi sono quelli che sostengono che sarebbe giusto destagionalizzare il turismo, che la Sardegna è bella tutto l’anno, non solo a Luglio e Agosto. Poi arriva il Giro d’Italia a Maggio, con 3000 persone al seguito, e si lamentano;

I sardi sono quelli che criticano la Saras e le altre industrie petrolifere per l’inquinamento, e poi se trovano la strada chiusa al traffico per una manifestazione sportiva entrano in crisi esistenziale, che senza automobile non sanno come fare;

Bene, in realtà la mia è solo una provocazione, come avete certamente capito, perché le cose sono andate diversamente, a prescindere da quelli che, sempre e comunque, sono brontoloni per natura e professione. Perché la Sardegna ha accolto il Giro d’Italia, anche questa volta, con il calore della festa entusiasta e colorata, dando la migliore immagine di sé. Perché, in fin dei conti, sono gli altri che ci dipingono così, vendicativi e lamentosi, diffidenti e ombrosi.

Ma noi non siamo così, come ci dipingono loro.

Ma se qualcosa davvero è cambiato in questi dieci anni, allora direi che forse, lentamente, per uno strano processo di interiorizzazione a specchio, mentre crediamo di criticare e contestare, in realtà stiamo iniziando a diventare esattamente come loro vorrebbero che fossimo.

Stiamo iniziando a diventare, forse, come l’immagine che il loro specchio ci mette davanti.

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