Alexandra Porcu nella foto di Carlo Congiu

di Alexandra Porcu

Nel mio intervento al Congresso dei circoli sardi della Germania ho cercato di riassumere gli ultimi cinque anni da delegata giovane della Federazione e da presidente del Circolo Sardo di Berlino.

A parte il fatto che prima di avere questi ruoli, partecipavo sin dal 2005 alle riunioni della Federazione come delegata giovane di Berlino. Sono presente nel direttivo del Circolo Sardo di Berlino dal 2001.

Oltre 15anni di esperienza nel mondo migratorio organizzato anche se non ho neanche 40 anni. Ma questo dimostra solo che Berlino ha sempre avuto una linea chiara e concisa nella mia presidenza, sempre indirizzata verso i giovani e le attività artistiche moderne.

Non è un caso che la Regione Sardegna ha affidato a noi cinque bandi regionali negli ultimi 5 anni. Tutti gli Assessori che si sono susseguiti in Giunta, hanno sempre parlato del futuro da garantire alle nostre associazione se ci fosse stato un ricambio di generazioni.

Berlino è stata seguita con grande stima anche dai funzionari regionali quali Anna Cau e dall’Assessore Romina Congera. Sono i nomi che pubblicamente ringrazio per la loro vicinanza. Come Nicola Saba che è stato molto presente negli ultimi due anni.

Bisogna tener conto che la Sardegna non è composta solo dal servizio per gli emigrati. Ovviamente ci sono spesso lamentele per i contributi che arrivano tardi . E che spesso gli iter  burocratiche sono insostenibili. Personalmente ritengo questo un problema generale in Sardegna. Se non ci fossero le idee di qualche giovane che cerca di organizzare eventi con poche risorse, l’isola sarebbe ancora più ferma. Un altro aspetto da tenere in considerazione è il turismo. In Germania si percepisce una richiesta sempre maggiore verso l’isola. Certo, analizzare i numeri oggi, non è semplice. Bisognerebbe comprendere che la crescita non è frutto del lavoro sull’isola ma è più figlia della crisi politica attuale che coinvolge l’area del Mediterraneo. Crisi che penalizza la Turchia, l’Egitto, il Marocco. E in parte la Grecia.

Rimango dell’idea che bisognerebbe sempre puntare sulle associazioni sarde presenti in Europa, soprattutto nelle grandi città per rilanciare e promuovere la Sardegna. Ma questo è oramai un disco rotto che fa poca presa.

L’ultimo tentativo dei vari assessorati l’ha profuso lo scorso anno Claudia Firino che ringrazio. Poi il nulla.

Il tema sempre caldo dell’emigrazione con le zone interne che si stanno spopolando. Dove vanno questi ragazzi? In Regione se lo sono domandati? E’ in corso una nuova e massiccia ondata di flussi migratori. E a Berlino, città che conosco bene, i giovani sardi sono davvero tanti.

I nostri ragazzi lavorano prevalentemente nella ristorazione, laddove vengono sfruttati spesso da connazionali spesso senza tanti scrupoli. Non li assicurano in pieno. La maggior parte del lavoro è in nero, così da non dover pagare troppe tasse. La paga oraria si aggira sui sei euro di media. Senza assistenza sanitaria. Nessuna vacanza retribuita. In più i turni nei festivi vengono raddoppiati. Spesso le mance vengono trattenute. Nessuno si deve lamentare. Diversamente vengono messi alla porta. Molti ragazzi abitano anche in quattro in un appartamentino. Capita talvolta che si usi lo stesso letto. Questo perché se uno lavora la mattina, l’altro lo fa alla sera. E le cattive compagnie per questi giovani “quasi allo sbando” sono davvero concrete.

E questi giovani che arrivano dalla Sardegna che lavorano come camerieri, lavapiatti e anche baby sitter, sono spesso laureati.

Vanno via dall’isola perché lì non c’è speranza. Non c’è meritocrazia. Nessun futuro.

Se noi tutti avessimo la bacchetta magica, potremmo disegnare il domani di ognuno di noi, nel migliore dei modi. E’ altresì antipatico criticare sempre senza essere propositivi. Ecco, in tutti noi manca la capacità di essere ottimisti e puntare così alla valorizzazione della nostra terra con la formazione delle nuove generazioni. Come l’istruzione che è indietro anni luce rispetto al resto d’Europa. Bisognerebbe insegnare la storia e le lingua della nostra isola. In modo naturale, senza voler imporre questo o quella influenza dialettale. Stesso discorso vale per la sostenibilità.

Un concetto che in Germania è già entrato nelle nostre menti e che in Sardegna sta prendendo strada. Ho visto qualche documentario su metodi alternativi per valorizzare la terra per poter offrire un turismo di qualità. Ma is piciocus depint sciri chini funt. Est una bregungia ca una picioca nascia e crescia in Germania chistionat mellus su sardu che is fillus in Sardinnia.

Teniamo in mente questi aspetti e cerchiamo di congegnare qualche positività lavorandoci insieme.

Cambiando argomento, nella mia esperienza di donna nella Federazione dei circoli sardi in Germania, ho avuto momenti d’incomprensione con il presidente Gianni Manca proprio per una visione diametralmente opposta sulle questioni che mi stavano a cuore. Mi sono proposta ingegnandomi nel tentare di creare attività per i giovani. I “senatori” della Federazione dopo l’iniziale entusiasmo, hanno cominciato a criticare questi giovani. Non imparavano e non si proponevano troppo velocemente. Oppure che il loro lavoro l’hanno sempre lasciato a metà. O che sfuggissero in qualche modo i ruoli di responsabilità nei circoli.

Io le critiche le comprendo. Purchè siano costruttive. Però bisognerebbe sostenerli. Io mi sono candidata per la Consulta qualche tempo fa. Non mi hanno eletto e nemmeno appoggiata. Hanno ridato spazio e visibilità ai “meno giovani”. E questo non è stato un buon segnale per tutto il movimento.

All’estero poi, a differenza dei circoli FASI in Italia, abbiamo anche il problema della lingua e delle burocrazie italiane a noi quasi sconosciute. A riguardo, con Fabrizio Palazzari, a Berlino avevamo realizzato il progetto Circoli Sardi 2.0 proprio per aiutare i giovani in queste situazioni. Diversi giovani da diversi posti della Germania hanno partecipato.

Ora mi auguro che il nuovo Esecutivo della Germania faccia tesoro anche degli errori del passato e possa per il futuro aprire la propria visuale mettendo a disposizione la propria esperienza associativa per le nuove eventuali leve. 



14 Commenti to “IL VI CONGRESSO DELLA FEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI SARDE IN GERMANIA: L’ESPERIENZA A BERLINO: CON IL CIRCOLO, CON I GIOVANI, CON LA NUOVA EMIGRAZIONE”

  1.   Giuseppe Pischedda Says:

    Purtroppo è una verità molto dolorosa difficile da digerire molti giù in Sardegna credono ancora che la Germania possa offrire tanto poi arrivano qua e si trovano in queste situazioni per alcuni da incubo. Auguro a tutti quelli che arrivano tanta tanta fortuna in ogni senso

  2.   Giovanna Can Says:

    vere parole certi vengono buttati fuori nel mezzo della notte a calci , tanti ristoratori sono insolventi e Hanno molti debiti con la giustizia tedesca giusto perche fanno lavorare in nero , se lasciamo fare agli italiani ci troveremo come in italia una bella Mafia di m……………..

  3.   Corrado Lampe Says:

    Anche così si spiega il “miracolo economico tedesco”…

  4.   Tiziana Deidda Says:

    Si proprio cosi anche a Francoforte…..

  5.   Cenzo Vargiu Says:

    Ma quanto prendete di contributo annuale dalla Regione Sarda? E’ possibile saperlo?

  6.   Alexandra Porcu Says:

    Non capisco cosa c’èntra con il mio articolo, ma comunque non è un segreto. Ogni circolo al mondo prende dovuto alle esigenze della propria comunità. Danno il 90% per il funzionamento e il 75% per le attività culturali. Credo che la media si aggira sui 15 mila Euro all’anno. Berlino prende sui 11.000, cioè sarebbero 916 Euro all’mese.

  7.   Cenzo Vargiu Says:

    Lo sai quanto prendono le Università della Terza Età della Sardegna? Per anni non hanno preso un centesimo, mentre i Circoli dei Sardi si spartivano 4 0 5 milioni. Adesso sono due milioni ed in compenso non pagano le tasse in Sardegna. Volevo solo sottolineare questa disuguaglianza. Dopo lotte continue adesso ci sono 200 mila euro per 35 Università. Ti sembra giusto. Ecco perchè ti ho fattola domanda. Grazie della gentile risposta.

  8.   Alexandra Porcu Says:

    Non mi sembra giusto, ma cosa dovremo fare secondo Lei? Chiudere i circoli?

  9.   Cenzo Vargiu Says:

    Non vogliamo fare una guerra tra poveri, ma vorremo far capire alla maggioranza dei consiglieri regionali, che hanno bocciato varie volte l’emendamento per quei 4 soldi e la vecchia Assessore che non aveva previsto le somme in Bilancio. Vedo invece la Mura che difende i Circoli con le unghie e i denti.

  10.   Alexandra Porcu Says:

    Grazie, è un tema molto profondo e non facile. Ti posso comunque dire che negli ultimi 10 anni ci sono stati tanti tagli alle associazioni e credo che non siano i circoli il “problema” della Regione. Comunque mi dispiace per tutti gli altri :-/

  11.   Paolo Atzori Says:

    Ma vogliamo mettere gli universitari Contro gli emigrati? Poi come fai a dire Che gli Emigration non Paganini tasse? Informationen meglio, Chi fa conoscere i prodotti é vende i prodotti sardi all’estero? Scusate ma avete una visuale molto ristretta.

  12.   Maurizio M. Says:

    Quello che scrivi è purtroppo vero ma non solo in terra germanica ma ormai in ogni luogo. Assieme ad altri amici modero un portale dedicato alla ristorazione con 76000 iscritti e non hai idea delle offerte di lavoro ridicole che arrivano per ogni parte del mondo

  13.   Andrea Piu Says:

    Complimenti Alexandra, ho letto con interesse l’articolo e lo condivido.

  14.   Angela Salis Says:

    È corretto che l’ Assessora Virginia Mura difenda i Circoli sia con la sua testa che con la sua intelligenza.
    Emigrarzione significa : “ TANTE” rimesse che ancora arrivano in Sardegna , Turismo di ritorno , consumo di prodotti sardi nei Paesi di emigrazione e non solo . Per chi ha casa in Sardegna significa, dare in locco lavori di restauro per le loro case . Pagare Tari – Abbanoa – ICI – Allaccio elettrico – Condominio – Canone TV … al 100% ( a differenza delle tariffe dei residenti che vi vivono in Sardegna tutto l’ anno ) pur occupando per un paio di mesi all’ anno la propria casa. Gli emigrati invece di gravare sulle casse di disoccupazione regionali e nazionali hanno preferito emigrare e vivere con il proprio lavoro. Non è una questione di guerra tra poveri , perché noi lavoratori sardi nel mondo non siamo poveri ma ricchi di orgoglio e di identità sarda , perché siamo sardi a tutti gli effetti .

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