da sinistra: Sara Bachmann, la piccola Freya e Rossana Copez

di Manola Bacchis

Capo Caccia. È calato da poco il sole. Un tramonto spettacolare dai bastioni, dove turisti curiosi, lì per caso o con chiare idee sulla meta, e gli stessi algheresi, si soffermano. Un solo attimo per sentire come un tuffo al cuore. Le onde del mare che sfiorano le rocce, la risacca irrompe e pare di essere soli nella bellissima cittadina di Alghero. L’assenza della luna non consente di vedere lui, “l’uomo addormentato”, il gigante che sovrasta la cittadina catalana.

Eppure, chi guarda oltre l’orizzonte si sente tranquillo, sa che è lì. Una luce di un faro, e inizia la magia. Nella mente scorrono immagini degli dei greci che decisero di vivere nelle cuore profondo di Capo Caccia: Zeus, Nettuno, Mercurio, in fondo al mare, circondati dal prezioso corallo e da incantevoli sirene. In tanti – grazie alla maestria e professionalità di Gianni Garrucciu e di Raffaele Sari, le piacevoli letture di Bastianina Crobe, Raimondo Chessa, Luciana Satta e AnnaPaola Melas – sono accorsi ad ascoltare, venerdì 14, presso la libreria Cyranò, l’ultimo libro “Pietre da Fiaba” (Delfino editore, 2017) di Rossana Copez e Tonino Oppes.

Gli autori, sono una coppia collaudata. Il loro scrivere a quattro mani si ripete dopo il precedente libro “Tutti buoni arriva Mommotti” (Condaghes, 2008). Le loro opere sono uniche nel loro genere. Una scrittura semplice, diretta, chiara e ricca nei dettagli.

Pietre da Fiaba è un libro rivolto a tutti. I bambini sono i destinatari tanto quanto gli adulti. L’invito è solo uno: soffermarsi ad ascoltare. Chi?

Gli autori ci rispondono “le pietre”. Pietre millenarie in una Terra ricca di Storia, e “ogni pietra è custode di storie che sono storie di uomini, perché ogni pietra racconta. Allora facciamole parlare! La pietra diventa voce narrante”, dice Tonino Oppes.

Il vento, la pioggia, il sole hanno accarezzato nel tempo le numerose rocce presenti nell’Isola misteriosa, dal Nord al Sud.

Occorreva fare una scelta simbolica che, con ventidue racconti, ventidue luoghi, ventidue immagini fotografiche, riuscisse a trasformare il detto popolare sardo “mudu che pedra” in un “senti quante storie fantastiche”.

Leggere il libro consente a chiunque di viaggiare.

Si ammirano le bellezze naturali della Sardegna, si conoscono paesi, ci si arrampica su per luoghi a volte impervi, e, forse, ancora più magici.

Copez e Oppes hanno avuto il grande intuito di munirsi dell’essenziale: scarpe da tennis, taccuino, matita e dote di ascolto e d’osservazione.

Partiti dalla Sella del diavolo, hanno attraversato tutta l’isola. Le storie narrate dalle pietre appaiono dure, tristi, di dolore. Forse è così. Sono memoria di un popolo. Ma sono anche la speranza di un popolo, dell’uomo.

La tartaruga, ad esempio, che per millenni ha ammirato la bellezza delle acque cristalline davanti all’isola di Tavolara, la sua casa era il mare, e rideva felice quando i bambini giocosi la cavalcavano e l’accarezzavano, ad un certo punto, ha versato lacrime. La mano crudele dell’uomo l’ha colpita. Un colpo netto inferto sul collo. Le risa e la gioia dei bambini tacquero. Oggi la tartaruga può di nuovo sorridere. Lo fa per sé, per la sua Sardegna e per tutti i bambini che con la loro manina sfioreranno il suo capo, e il cavalcarla sarà il ricordo nel loro cuore.

Pietre da fiaba è da leggere comodamente a casa, al mare, a scuola, ovunque. Ma,principalmente, è un libro che non può mancare nella libreria di Sardi e non sardi. Di piccoli e grandi.

Soprattutto è un invito a danzare con la Natura e la bellezza delle piccole cose, che sono il creato, da amare e da tutelare, e quindi da conoscere. E, per conoscere bisogna accompagnare per mano i grandi (i bambini già sanno), che andranno dalla tartaruga, dal fungo, dall’elefante, dal grande toro, dall’orso … proprio come ha fatto la piccola Freya che ha visto babbo Orso e mamma Orsa, a Palau. L’incontro, un momento che Freya non dimenticherà mai. Tant’è che, abito da sirenetta e una stella marina tra i capelli, ha allietato la serata con la dolcissima lettura “L’orso” tratta da Pietre da Fiaba. Freya è riuscita a donare il senso della serata. La sua voce delicatissima ha fornito le risposte alle domande iniziali: volare con la fantasia, assaporare il fascino della nostra Terra, e, alla fine dare un bacio ai due autori, meritevoli di un grande e speciale “premio delle Amiche di Freya”.

E, la fiaba continua… Buona lettura.

Freya con Tonino Oppes



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