ph: Giovanna Trianni

da www.ilfattoquotidiano.it

Il lieto fine alle volte lascia in bocca un po’ di amarezza, perché per riuscire ci sono casi in cui bisogna partire. Giovanna Trianni, 41 anni, italiana a Londra, lo sa bene. Originaria di Gallipoli, in Puglia, il suo è un curriculum importante: laureata in Ingegneria Elettronica, nel 2007 ha concluso all’Università di Pavia un dottorato di ricerca in Elaborazione di dati da satellite per il monitoraggio e l’analisi dei disastri naturali, tema che nel Belpaese è più che caldo, e di esperti nel campo ce ne sarebbe davvero bisogno. Eppure, come tanti ‘cervelli’ prima e dopo di lei, presa la pergamena, per Giovanna è iniziato il valzer precariato. “Per anni ho vissuto un girotondo di contratti a termine”, racconta dal suo piccolo appartamento inglese. Un colpo di fortuna trovare una casetta a un prezzo onesto completamente ristrutturata, specie in una città dove la vita, va detto, costa cara. “Ho lavorato per un anno e mezzo come consulente all’Agenzia Spaziale Europea a Frascati, poi tre anni al centro di ricerca della Commissione Europea a Ispra (Va), e ancora nessuna prospettiva reale di rimanere in Italia”. Alla fine l’opportunità è arrivata, sì, ma Oltralpe. E oggi Giovanna è manager alla Rms, la Risk Management Solutions, colosso britannico che opera nel settore della prevenzione del rischio.

Gli inizi, precisa Giovanna, sono stati duri, “gli inglesi sono un po’ rigidi su certe cose. Ad esempio, per aprire un conto in banca ci vuole una prova di residenza (una bolletta, un contratto di affitto) ma nessuna agenzia ti affitta una casa senza un conto in banca su cui addebitare il canone. È un po’ un cane che si morde la coda e ci vuole pazienza e perseveranza”. Ma poi capitano quei piccoli avvenimenti che infondono coraggio, e l’entusiasmo finisce per superare velocemente qualsivoglia frustrazione. “La generosità degli inglesi, ad esempio. Ricordo che, appena comprata casa, i materiali usati per qualche lavoro domestico, lasciati in giardino, presero fuoco. In men che non si dica tutto il vicinato è accorso con secchi d’acqua: la casa si è riempita di gente sconosciuta che prendeva acqua dalla cucina e dal bagno e la versava sull’incendio. All’arrivo dei vigili del fuoco, quando hanno giudicato che tutto fosse sotto controllo, i vicini si sono dileguati nel nulla. Molti di loro non so nemmeno chi fossero e non li ho mai potuti ringraziare. Sono fatti cosi, gli inglesi”. Ancora, sorride Giovanna, “una volta, a Victoria Station, mentre salivo le scale con un’enorme valigia, ho sentito un ‘do you need help?’ provenire da dietro di me, ma non ho fatto nemmeno in tempo a rispondere che il signore aveva preso la mia valigia, l’aveva depositata in cima alle scale ed era corso a prendere il suo treno senza nemmeno voltarsi. Gli ho urlato un ‘grazie’, ma non credo mi abbia sentita”.

Avrei voluto contribuire allo sviluppo del mio paese, invece di lasciare che una nazione estera che non ha concorso alla mia formazione traesse vantaggio delle mie competenze

In generale, riflette l’ingegnere pugliese, “da quando sono a Londra credo di aver realizzato molto. Ho consolidato la mia carriera, ho preso casa in un paese diverso dal mio. Ma la verità è che se avessi trovato un’occupazione che mi permettesse di realizzarmi dal punto di vista professionale non avrei mai lasciato l’Italia. Ho studiato tutta la mia vita in scuole pubbliche, e avrei voluto contribuire allo sviluppo del mio paese, invece di lasciare che una nazione estera che non ha concorso alla mia formazione traesse vantaggio delle mie competenze”. Allo stesso tempo, però, alza le spalle Giovanna, “sono sicura che nemmeno adesso, dopo questa esperienza, in Italia non troverei le possibilità che mi sono state offerte in Inghilterra. Ci ho provato, lo scorso anno, a tornare: ma anche dopo nove anni dalla mia laurea e una posizione da manager mi sono state offerte solo posizioni da neolaureata alle prime armi”.

In questo senso, la Brexit fa un po’ paura. “In termini pratici non è cambiato ancora nulla dopo il voto, ma temiamo lo scossone ed emotivamente sono mutate molte cose. Avevo cominciato a sentire questo paese come mio, ora mi sento come un innamorato respinto. E’ una strana sensazione”. E come londinese d’adozione, Giovanna ha vissuto lo shock del terrorismo, “l’attentato del London Bridge mi ha toccata particolarmente perché è avvenuto in luoghi che riconosco come miei, passo di lì ogni mattina per andare al lavoro nello Square Mile”. Ma amare Londra, sorride l’ingegnere italiano, “è facile: è una città in cui nessuno si volta per strada a squadrarti per come sei vestito, truccato o pettinato. E poi c’è l’apertura mentale delle persone, le infinite possibilità che offre. ‘London is open’ è il motto del sindaco Sadiq Khan, ed è veramente cosi”.

E oggi, a guardarsi indietro, la sua scelta di vita Giovanna la sostiene senza incertezze. “Il prezzo della sicurezza economica è alto, si lasciano indietro tante cose, gli affetti, le abitudini, i luoghi cari. Ma non sorprende che tanti italiani decidano di andare via, giovani e meno giovani: da un lato l’Italia sponsorizza lauree e dottorati di cui non sa cosa farsi, e dall’altro, finiti gli studi, cosa c’è? Una situazione economica e politica stagnante, un costo del lavoro esagerato e la conseguente paura delle aziende di investire”.



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