ph: Carlo Lai

di Carmen Salis

Presentato il 21 ottobre a Cagliari, nei locali del Caesar’s Hotel, la prima opera letteraria di Carlo Lai, TRATTATO DI FEISLOSOFIA, FILOSELFIA E RACCOLTA DI POST-ESIE (Edizioni AmicoLibro). Un’opera che ci porta giocosamente nel mondo complicato e discusso dei social, senza farci mancare l’occasione di riflettere su argomenti importanti.

Carlo, un libro che è diventato un gioco, oppure un gioco che è diventato un libro?  Ciao. Qualsiasi cosa io faccia, tento di farla con la leggerezza di un gioco e con la consapevolezza che la vita è bella e va apprezzata finché si può, senza voli pindarici, con umiltà, rispetto e consapevolezza della precarietà delle cose, della vita stessa. E questo tentativo nulla toglie alla massima serietà delle mie azioni e atti, al lavoro, a casa, in tutte le mie relazioni, ovunque. Non sempre vengo subito capito e ben interpretato, perché un atteggiamento giocoso o distensivo a volte viene frainteso per trarne utilità e convenienza, ma faccio anche in fretta a mettere le cose a posto e a chiarire bene il concetto. Questo libro è una espressione di tanti stati d’animo di un quinquennio, che puoi immaginare vadano dai più distesi ai meno sereni, ma non c’è mai tristezza pura e fine a se stessa, questo libro dissacra parecchi sentimenti e sensazioni, riconoscendoli e certificandoli, ma senza mai raggiungere toni pesanti a cui possono indurre, ironizzando e sorridendo di loro con ritmo, divertimento e leggerezza. Quindi rispondo che questo libro è fatto con serietà e impegno, come lo sono quasi tutti i post di cui è composto, nel solco di uno stile giocoso che mi auguro continui a contraddistinguere ogni cosa che seriamente faccio nella mia vita.

Cosa significa “Scrivere per diletto e per amore del concetto?” Su feisbuc ho sempre scritto liberamente per inquietudine e fermento intellettuale e non per angoscia, e ciò certifica il diletto che contraddistingue le mie scritture che, seppur quando trattano di argomenti seri e importanti, giocano con le parole esprimendo concetti pensati, ragionati e elaborati. Il concetto è il valore di ciò che si esprime, amo dare valore a ciò che esprimo. Mi considero un silente esternatore perché scrivo in silenzio ciò che penso a voce alta.

I social, tanto contestati ma comunque parte della nostra quotidianità: cosa hai voluto dimostrare raccogliendo i tuoi post di FB in un libro? I social sono contestati perché è sempre più conveniente e semplice notare il dito e non la Luna. Il dito è lo strumento, la Luna siamo noi. A mio parere il virtuale non esiste, esiste solo il mondo reale, la realtà. E sarà così finché dietro le tastiere ci saranno esseri umani. Ritengo il mio libro un trionfo della realtà sul presunto virtuale, ma il mio libro è una minima dimostrazione di ciò che affermo: sono ben più eclatanti i drammatici casi ove ciò che viene espresso in rete si ripercuote drammaticamente sulla vita di chi ne è coinvolto, parlo dei suicidi e delle forti depressioni causati dall’incauto utilizzo dei social, come estremo esempio. I social danno voce e spazio a tutti con estrema facilità, e talvolta si è indotti a farlo con estrema superficialità, per questo oggi hanno molta importanza e grande valore, fanno parte della nostra vita, e rappresentano un preciso termometro della società. Quindi ciò che realmente andrebbe contestato è la persona che ne fa un cattivo utilizzo, e non il social che è solo lo strumento usato, anche se talvolta è uno strumento ingannevole. Contestare i social e invocarne la chiusura è come affermare che, siccome c’è qualcuno che recentemente ha fatto un utilizzo abominevole dell’autovettura, è giusto eliminare tutte le autovetture dal pianeta. Io semmai mi chiederei perché la gente non si guarda più in faccia e perché non ci sia più la serenità e volontà di vivere il reale contatto tra le persone. Decadimento sociale e dei modi di vivere? Ciò che si esprime nei Social ne è la dimostrazione. Occhio ai nostri giovani. Il limite da non superare: i nostri profili ci devono appartenere, non dobbiamo essere noi ad appartenere a loro, i social devono rappresentare solo una parte della nostra vita, quella dedicata alla comunicazione e condivisione consapevole, ma bisogna sempre stare attenti a non eccedere. Riflettiamo sul perché spesso nel tavolo di una pizzeria siedono persone presenti fisicamente, ma dedite a comunicare ognuno col proprio cellulare per tutta la serata. Non è virtuale, ma triste realtà. Da ridere, da piangere. Cadiamo quasi tutti in questo errore, dobbiamo impegnarci a evitarlo, io spero che questo libro possa far riflettere anche su questo aspetto, o comunque se si tiene in mano questo libro, per il tempo di leggerlo non si terrà in mano il cellulare. Ecco il vero scopo di questo libro, dimostrare che per leggere i post non è necessario feisbuc. E rido.

Il lavoro dello scrittore è quello di? Leggersi bene prima di farsi leggere, perché la scrittura è pensare a voce alta. Quindi il lavoro dello scrittore è dare voce e risonanza ai pensieri propri o altrui, qualsiasi essi siano e in qualsiasi forma essi siano espressi: saggi, racconti, romanzi, trattati, libretti di circolazione, ecc.ecc…

La poesia, tu la “canti “con molta disinvoltura e in modo talentuoso. Farlo attraverso i social potrebbe farla in qualche modo rinascere? Ti ringrazio. Il MenestrelIo Burdo, uno dei miei personaggi firmatari del libro, ha proprio il compito di promuovere quello che ora, in questo preciso momento, battezzo col nome di “Social Stil Burdo”, cioè lo stile disinvolto, ritmico, scanzonato e quasi cantato e danzato, con cui esso si esprime anche in versi poetici, burdi, nei social su argomenti leggeri, pesanti, importanti della nostra vita.

Può essere un esempio per tutti coloro che hanno della bellissima burdezza da esprimere: i burdi dentro.

Cosa ti aspetti dai lettori, applausi o dardi? Preferisco moscato e savoiardi, ma accetto anche applausi e dardi, purché non siano gli uni infingardi e gli altri codardi. Un abbraccio sincero a tutti i lettori.



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