ph: Vincenzo Pisanu

di Tonino Oppes

Si sfogliano storie di un secolo tra le pagine del libro “I’ Lillus e i’ mellus Froris de Uras”.             .

Pezzi di storia di una comunità rivivono attraverso nomi e immagini ormai sbiadite dal tempo. E, contemporaneamente, riaffiorano ricordi lontani che si credevano perduti per sempre. Eppure basta poco per risvegliare la memoria.

Quei “gigli” partivano “ per servire l’Italia”: così gli avevano detto. Anche i “migliori fiori di Uras” partivano con il sorriso, mentre le madri piangevano e pregavano per quei figli allevati con amore e che una ragione oscura gli portava via per andare in guerra a combattere contro un nemico di cui molti non avevano mai sentito parlare.

Anche da Uras sono partiti in tanti. Quasi mille suddivisi tra le due guerre. Erano contadini, pastori, muratori, piccoli artigiani. Giovani sottratti al lavoro, ragazzi che avevano tutta la vita davanti con tanti sogni da realizzare.

Hanno sfidato la morte. Molti hanno perso, e non sono tornati.

“Ha combattuto da eroe, sia fiera di lui” diceva il maresciallo dei carabinieri quando vestiva i panni del messaggero di morte e bussava alla porta delle case di chi aveva perso la vita in una fredda trincea scavata nel fango. Le madri vestivano l’abito del lutto perenne per quel figlio sepolto in una terra lontana che mai sarebbe stata bagnata dalla lacrima di un parente.

“Povero quell’albero i cui frutti cadono lontano dalla propria terra.”

Piccole storie si incrociano nel libro di Vincenzo Pisanu che accompagna una lunga ricerca di Renzo Steri, che per anni ha frugato tra le liste di Leva e nelle pieghe dei ricordi. Ecco le storie di ragazzi troppo a lungo considerati numeri. Il libro di Vincenzo Pisanu, sensibile e affermato poeta, è un omaggio proprio a quei ragazzi morti in guerra. Perché nessuno li dimentichi.

E allora, interroghiamoci.  A chi sono dedicate queste pubblicazioni che, apparentemente, raccontano una Storia locale? Intanto alla gente del luogo di cui si parla. A chi è avanti negli anni, ma non ha rimosso il ricordo di quei giorni cupi; e poi sono rivolte a chi ignora quei momenti e mai li ha studiati. Né li ha mai sentiti raccontare da qualcuno perché ormai siamo perennemente connessi e nessuno parla più.

Purtroppo i libri di storia continuano ad avere pagine non scritte. Sono tante le lacune da colmare. Ma ognuno di noi deve sentirsi responsabile di quel vuoto. Senza avere la pretesa di fare ricerca storica si può diventare protagonisti del recupero del proprio passato. Questo è il messaggio forte che arriva dal libro.

Vincenzo Pisanu, con il pregevole aiuto di Renzo Steri, ha saputo indagare con caparbietà e tenacia e, alla fine, ha potuto recuperare squarci di vite dimenticate che rischiavano di essere travolte dall’oblio.

Non si può e non si deve dimenticare.

La storia non è fatta soltanto di numeri, di luoghi, di cose, di nomi. È fatta di volti, che i documenti, accanto ai racconti, o alle fotografie, ci aiutano a recuperare; è fatta di vicende spesso custodite in ambito familiare, ma che meritano di essere conosciute da tutti, almeno da ogni singola comunità che, giorno dopo giorno, quasi senza rendersi conto, costruisce la propria storia.

Ha ragione chi dice che non conosciamo la nostra storia, che è fatta anche di vicende minute che non possiamo continuare a ignorare. Per una questione semplicissima: chi conosce ama e chi ama può fare qualche battaglia, anche in una terra che sembra continuamente arresa.

E, la conoscenza della storia, anche di quella universale, passa prima di tutto attraverso la conoscenza della storia locale. I protagonisti non mancano. Basta soltanto saperli cercare. Con semplicità, come ci insegna questo libro in cui i nomi e le foto in bianco e nero diventano istantanee di vite lontane. Pagine di una comunità. Come a Spoon River. Dentro la memoria collettiva riaffiora quella individuale. Perché nessun uomo è un numero. Anche se le guerre, troppo spesso, vengono raccontate con la matematica.

L’elenco dei giovani partiti per le guerre è un affresco di vite, un insieme di istantanee di un tempo che scorreva lento e che rivivono dopo un silenzio fin troppo lungo. Tutto questo è stato possibile, scrive Vincenzo Pisanu, grazie anche a “ su bonu coru de is Uresus” . In tanti hanno finanziato la pubblicazione che non ha grande pretese, ma un sincero obiettivo: ricordare quei ragazzi che avevano speranze e sogni, inesorabilmente infranti dai conflitti.

E allora ecco che tra le 250 pagine del libro, arricchito da alcuni versi di Giuseppe Ungaretti, che ha combattuto sul Carso, forse, accanto ad alcuni soldati di Uras, si sfogliano tante storie di giovani che hanno prima patito il freddo, sofferto la fame dentro le trincee ricoperte di fango. Poi, spesso mandati allo sbaraglio da comandanti inetti, hanno incontrato la morte. Consegnati al Monumento ai Caduti.

I’ Lillus e i’ mellus Froris de Uras” conferma come la Storia non possa essere materia esclusiva di pochi, da studiare soltanto a scuola, perché racconta il quotidiano cammino dell’uomo attraverso i millenni,  i secoli, i giorni. Questo, è anche un libro che, pur aprendo una finestra su una vicenda locale, serve a salvare la memoria di tutti quei ragazzi che hanno sacrificato la propria esistenza nei tanti conflitti del Novecento che, come tutte le guerre, comprese quelle dimenticate di oggi, lasciano al loro passaggio soltanto morte e ferite difficili da rimarginare.

“Che serva da monito” ci auspichiamo sempre di fronte all’immagine della distruzione causata dalla guerra.

Purtroppo sembra che l’uomo non voglia imparare la lezione. Eppure sappiamo bene che attraverso il dialogo è possibile allontanare qualsiasi forma di violenza. Solo costruendo ponti, e non erigendo muri, può esserci l’incontro tra i popoli per la ricerca di un mondo migliore in cui sconfiggere finalmente, questa sì che è guerra da combattere, la parola odio che continua a dividerci.



2 Commenti to “QUELLA MEMORIA DA SALVARE: UN LIBRO DI VINCENZO PISANU DEDICATO AI RAGAZZI DI URAS PARTITI IN GUERRA”

  1.   Carmen Salis Says:

    Grande Vincenzo

  2.   Luisella Marcias Says:

    Conoscere la storia per sapere chi siamo. Tramandare ai posteri la conoscenza, patrimonio dell’umanità, per farne buon uso. Auguri Vincenzo!!! con affetto Luisella

Lascia un commento

Codice di sicurezza: