ph: Gavino Ledda

di Daniele Madau

Classico è un classico, perché corrisponde a tutte le definizioni che di “classico” si sono date; ma c’è dell’altro: ha segnato profondamente il suo autore e i suoi lettori, una terra, un’epoca. Ha creato dibattiti, anche aspri, e tanti sostenitori quanti avversari, come solo un fenomeno imprescindibile e rilevante può fare. Non basta: ha interessato diverse arti, perché è anche diventato un film acclamato e   un’espressione ormai entrata a far parte della lingua. “Padre Padrone” è sedimentato ormai nella nostra memoria, in quella della letteratura e del cinema italiano e mondiale e, nell’aspetto più interessante, ha rappresentato quel momento di passaggio della Sardegna da una realtà ancora intrisa di segni e detriti del passato, alla mutevole, ambigua modernità.

Eppure Gavino Ledda, che risponde dalla sua casa di Siligo situata davanti alla casa dei genitori, che, come Baddevrustana, fa parte ormai dei luoghi dell’anima sarda, ha lasciato da tempo dietro le spalle quell’opera bella e invadente, nata, come la grande letteratura, dalle ferite sanguinanti della vita e dalle loro cicatrici, segno di rinascita.

L’ho cercato perché nel 2017 cade il quarantesimo anniversario del film dei fratelli Taviani, Palma d’Oro al Festival di Cannes, che ha dato risonanza mondiale al romanzo, deflagrato con tutta la sua carica esplosiva nei luoghi sacri della letteratura italiana.

Eppure, nonostante il sigillo al film di Martin Scorsese, che affermò di averlo visto due volte, nonostante il film stesso sia stato categorizzato nel neorealismo, sancendo, quindi, ormai, il passaggio definitivo della vicenda da realtà a cinema, attraverso la letteratura; nonostante Gavino Ledda abbia scritto da uomo ormai rinato e riscattato dalla condizione di pastore analfabeta, per noi il testo e la sua trasposizione furono uno shock. Perché? E’ una domanda talmente complessa che, se ci fosse risposta, non potrebbe essere riassunta qui. Pensiamo solo, si parva licet componere magnis, per usare le parole di Virgilio (se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi), a come reagiamo quando, da qualsivoglia fonte, scaturisce una offesa o un luogo comune contro noi sardi: con un istinto di difesa e reazione.

Per me quel libro è stato soprattutto un grande esempio di riscatto attraverso la cultura, quindi una vicenda che si rende meravigliosamente universale e, di fatto, attuale. “Ne avrebbe maggiormente bisogno la società di oggi, di quel suo messaggio di riscatto”, chiosa Gavino, ma questa affermazione è una pietra tombale alla parte dell’intervista dedicata al suo più famoso romanzo, che lui indica, in maniera forte e inappellabile, come scritto in “una lingua morta”. Il senso di questa espressione, lo capirò subito dopo. La sua urgenza, infatti, è un’altra: come chiuse, con la stesura del romanzo, una parte della sua vita per poi rinascere, ora ne sta vivendo un’altra, caratterizzata della ricerca di una nuova lingua, basata sui fondamenti della scienza e del metodo scientifico.

Gavino Ledda ha una cultura vasta, lo si sente dai rimandi, dalle citazioni, dai ragionamenti che fa; è forse superfluo ricordare che da illetterato è diventato assistente universitario, dopo la laurea nello studio delle lingue antiche, la glottologia.

Questa urgenza, però, è ugualmente sorprendente: all’inizio provo a tornare su Padre Padrone, poi, però, mi sembra giusto dare spazio a questa nuova avventura di Gavino (mi ha chiesto lui di dargli del tu…), che sento totalizzante per la sua persona, così come sembra voler abbracciare l’universo e la natura intera, perché, da glottologo, ricerca una lingua della natura.

E’ difficile da spiegare, anche perché lo svelamento dei suoi particolari e segreti viene riservato agli amici, agli intimi o coloro che desiderano diventarne studenti, o meglio, sembra, discepoli.

In effetti, da come Gavino parla, sembra si tratti quasi di un percorso iniziatico o esoterico, come lo erano quelli di Pitagora o Aristotele (i suoi scritti esoterici, lontani dall’essere magici, erano quelli riservati ai suoi soli discepoli) o, ancora meglio, sembra rimandare a Giordano Bruno o Spinoza, perché ha come centro la natura e un linguaggio che sia insieme naturale e universale: un percorso che interessi tutta la persona, la sua cultura – la mente – e il suo spirito. 

Lo studio di questa nuova lingua nasce, però, dopo la scoperta degli scritti di Bohr, Einstein, Galileo e quindi della scienza moderna: è quindi una parola non più, e non solo, letteraria ma anche scientifica o, come dice il suo ideatore, elettromagnetica; come nel Rinascimento, quindi, si torna a indagare quei legami non svelati tra tutti gli aspetti della natura.

Di più, però, non posso scrivere: se nascerà un interesse, o una passione, Gavino aspetta i suoi studenti, è uno dei suoi progetti. Grazie all’associazione Eurena – “Europa” nella nuova lingua – ha tante missioni: tra esse, salvare dalla decadenza o dalla distruzione i luoghi di “Padre Padrone”, rendendo così immortale quell’inchiostro e ciò che ha descritto, creando un parco culturale; soprattutto, però, per continuare nella sua nuova vita, quella di creare una scuola, a cui lasciare tutte le sue scoperte e il suo bagaglio di vita. Per sostenerli esiste il suo sito, www.gavinoledda.it.

Abbiamo parlato tanto, e ciò che Gavino mi lascia è il suo desiderio di umanità e confronto, e la sua, spontanea, amicizia: qualcosa di comune in noi sardi? Chissà. Sicuramente la Sardegna, in uno dei suoi centri più piccoli e poco conosciuti, Siligo, ha generato due grandi persone, cosa a cui dovremmo pensare quando riflettiamo sulla scomparsa dei piccoli centri. Chiedo, infatti, che tipo di rapporti ha avuto con Maria Carta; purtroppo, però, mi dice non averne avuto di nessun tipo, a causa della diverse carriere e scelte di vita. Cosa sarebbe potuto nascere dal loro incontro? Chissà.

Siligo, con la letteratura, il cinema, la musica: da un luogo remoto al mondo; da un luogo remoto addirittura a una nuova lingua, pensata da chi, con la cultura, ha saputo, più volte nella vita, rinascere.

http://tramasdeamistade.org/



2 Commenti to “INCONTRO CON GAVINO LEDDA, LO SCRITTORE DEL ROMANZO “PADRE PADRONE: QUARANT’ANNI FA IL FILM VINSE LA PALMA D’ORO AL FESTIVAL DI CANNES”

  1.   Roberta Pilia Says:

    Coraggioso e spesso incompreso…

  2.   Mirella Manca Says:

    molto bello il servizio su Gavino Ledda, che in qualche modo riesce a dare risposte a domande rimaste sospese, mille anni fa quando lo lessi. Complimenti all’autore dell’articolo, a Tottus in pari e a Gavino che ha affrontato valli più complicate di quella di Baddevrustana….

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