Rossana Copez e Tonino Oppes nella foto di Bastianina Crobe

di Manola Bacchis

Pietre da Fiaba. Un libro che raccoglie la meraviglia dell’uomo.

È questa la prima sensazione che si ha quando si inizia il viaggio che Rossana Copez e Tonino Oppes donano ai lettori con il loro ultimo libro Pietre da Fiaba (Delfino editore, 2017, 15 euro pp.96: ill.).

Non è un libro qualunque.

I due autori sono una coppia di scrittori collaudati: la prima avventura avvenne nel 2008 con Tutti buoni arriva Mommotti (Condaghes), e ora, pur se con racconti differenti, mantengono lo stesso tenore nel narrare a grandi e piccini.

La semplicità della narrazione è il marchio che li distingue, l’attenzione ai dettagli, l’originalità nel trattare temi che legano ambiente, tradizioni e la memoria, e soprattutto quella celebrazione della bellezza che ritroviamo anche nelle piccole cose. Basta saper ascoltare.

Sì, ascoltare attentamente cos’hanno raccontato le pietre ai nostri avventurosi scrittori che, muniti di scarpe da scalatori, zainetto in spalla, macchina fotografica, fogli in carta e matita, si sono seduti al fianco delle pietre e, con discrezione e curiosità, hanno iniziato a tessere con loro un interessante dialogo ricco di sorprese, di storie e di suspence.

Però, come hanno fatto a far parlare le pietre?

Mudu che pedra, muto come la pietra” è questo il detto popolare e “si sa che in genere i proverbi sono perle di saggezza.”

E, infatti, i proverbi sono senz’altro delle vere perle di saggezza; e, preziosi come le perle, sono da custodire e da tramandare ai posteri. Proprio come le leggende narrate in Pietre da Fiaba.

Questa volta sono loro, Rossana Copez e Tonino Oppes, che custodiscono queste perle e, consapevoli che la narrazione orale è sempre più rara, hanno deciso di scrivere le leggende sussurrate dalle pietre, magiche, fiabesche.

Il libro è tutto una fiaba. La struttura, le immagini fotografiche, la scrittura, i colori …

Gli autori hanno avuto un’intuizione: accompagnare le leggende, non solo con le immagini che ritraggono le pietre, ma anche con la localizzazione geografica, con una didascalia essenziale e, dunque, ricca.

L’abbinamento offre così più risposte anche in assenza di domande, poiché avanza suggerimenti senza togliere nulla alla leggenda, anzi arricchendola di elementi pregiati che, in silenzio, adagiati su uno sfondo verde, come un prato, attendono.

Le leggende sono ventidue, come pure lo sono le pietre che raccontano e si raccontano.

Tutta la Sardegna regalastraordinarie opere naturali, paesaggi suggestivi, e complice il vento, le onde del mare, la pioggia e i raggi del sole, lo stupore apre le porte all’incantesimo.

Gli autori tracciano un percorso che parte dalla Sella del Diavolo, nel Sud di Cagliari, per poi incontrare altre pietre stupende sparse in tutta l’Isola.

A volte le pietre pare assomiglino a degli uomini, a delle donne, a degli animali, ma non solo!

Infatti, ad un certo punto, le pagine del libro diventano nutrimento dell’anima.

Non è un caso, forse, che il pane tipico del cuore della Sardegna, sia conosciuto anche come “carta da musica”.

Pietre da fiaba è musica che affiora dalla carta, grazie ai protagonisti dei racconti, dei miti, delle leggende, che con leggerezza vibrano sui fogli.

E, così, il maestrale, prepotente, il grecale, gelido, il levante, lieve, il libeccio, umido e pesante, il ponente, gradevole che porta la brezza marina, si sono divertiti e si divertono, e insieme, ogni giorno, come le mani di un abile scultore, con maestria scolpiscono masse compatte, che custodiscono segreti e la storia dell’uomo. Tutte, nessuna esclusa. Come quello dell’organo di pietra, di Zeppara, a Guspini, che regala note di una melodia affascinante: “Qui c’erano solitudini e silenzi. All’improvviso l’organo del colle dispiegò le sue canne e tutto cominciò a vibrare dalla gioia per quel suono sospeso tra terra e cielo … e forse le launeddas sono le figlie di quelle canne d’organo di pietra” e, come le altre, sono figlie del vento.

Il vento soffia, accarezza il viso di generazioni, asciuga lacrime di gioia e di dolore, e trasporta nei tempi la storia dell’uomo. E, come farà Pinuccio Sciola, poserà dapprima il suo orecchio, e il solo sfiorare con il palmo della mano offrirà, al vento, una “voce flautata”.

Le pietre in Sardegna sono innumerevoli. Le ventidue che Rossana Copez e Tonino Oppes ci presentano, sono simbolicamente tutte le pietre presenti nella nostra Isola. Non esiste pietra più bella o meno bella, ciascuna ha la sua storia, e gli autori sono riusciti a mantenerla viva.

L’orso di Palau, l’elefante di Castelsardo, la tartaruga di San Teodoro, il toro di Bonorva sono pietre con sembianze di animali; e gli animali, si sa, sono compagni fedeli e immancabili dell’uomo che, per vivere, cerca protezione sotto un grande fungo di Orotellimagari, o sotto la protezione della Madonna di Calangianus, certo dell’occhio vigile del gigante di Tuttavista a Galtellì, ma anche difeso dall’amore materno (sa mama e sa filladi Serrenti), o per sfuggiredalla cattiveria e crudeltà che, tuttavia, segnerà la morte di giovani donne (sostestimonzos di Bosa) per mano spietata dell’amato.

Rossana Copez, Cagliaritana, si è nutrita di Studi sardi fin dal periodo universitario, con Laurea in Filosofia all’Università di Cagliari, insegnava e apprendeva dai suoi allievi, dedicandosi alla scrittura per passione e per amore della stessa. Si ricordano Fiabe Sarde con Sergio Atzeni, e, l’ultimo, come curatrice con Giovanni Follesa, Back to Sardinia sulle tracce di D.H. Lawrence. Il suo sorriso è la forza che cattura, ed è sufficiente leggere i suoi libri per coglierne la vitalità. Il suo incontro con Tonino Oppes, natio di Pozzomaggiore (SS), giornalista professionista e autore di libri dedicati all’ambiente e alla letteratura per l’infanzia, è sigillo di un filo rosso che li unisce e che crea le basi per la ricchezza unica e condivisibile: la conoscenza che “passa dalla storia al mito, raccontati con leggerezza”, come ricorda puntualmente lo stesso Oppes.

E se “le grandi sculture naturali hanno raccontato se stesse”, questo è un libro che raccoglie la meraviglia dell’uomo perché Rossana Copez e Tonino Oppes le hanno raccontate, a noi, con delicatezza e calore; e, dunque, non potevano non chiudere Pietre da fiaba con l’amorevolezza di Pinuccio Sciola: “Cari bambini un giorno vi porterò al suo concerto, e sentirete la musica che nasce dal cuore delle pietre”; segno di un auspicio all’ascolto di ogni palpito e battito, capace di generare emozioni e ricordi proprio come in una fiaba. Pietre da fiaba, un libro per tutti. 



One Response to “ROSSANA COPEZ E TONINO OPPES: SAPER ASCOLTARE, LE PIETRE … DA FIABA”

  1.   Rossana Copez Says:

    Ma che bella recensione. È quasi più fiabesca di tutte le fiabe. Grazie Manola Bacchis

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