di Dario Dessì

“Nessuno deve ignorare che in faccia al nemico una sola via è aperta a tutti: la via dell’onore, quella che porta alla vittoria o alla morte sulle linee avversarie.

Ognuno deve sapere che chi tenti ignominiosamente di arrendersi o di retrocedere, sarà raggiunto, prima che s’infami, dalla giustizia sommaria del piombo delle linee retrostanti o da quello dei carabinieri incaricati di vigilare alle spalle delle truppe, sempre, quando non sia stato freddato prima  da quello di un ufficiale.

Anche per chi, vigliaccamente arrendendosi,  riuscisse a cadere vivo nelle mani del nemico, seguirà immediatamente il processo in contumacia e la pena di morte avrà luogo  a guerra finita”.

Questo era il laconico contenuto di una delle solite circolari di Cadorna nel corso della Grande Guerra.

Era un carabiniere sardo, già Corazziere del Re, richiamato come brigadiere dei Reali Carabinieri nel corso della Grande Guerra.

Dal mese di dicembre del 1915 fu addetto alla Sezione Speciale presso la 37° Divisione di Fanteria in Val Lagarina,mentre in seguito, dal mese d’ottobre del 1916,  fu assegnato alla 4° Compagnia Autonoma presso la 2° Armata.

In tante occasioni si era messo in evidenza per esemplare contegno, arditezza e abnegazione.

Il 22 maggio 1916,   a Serravalle, non lontano da Ala di Trento,  nei cui pressi un cippo marmoreo ricorda il luogo esatto in cui il 29 ottobre 1918 una delegazione dell’esercito asburgico aveva innalzato una bandiera bianca, chiedendo la sospensione dei combattimenti,  il brigadiere  Malli era riuscito a penetrare in un deposito di materiali esplodenti. Là, mentre era in pieno sviluppo un violento incendio, il carabiniere  riusciva a mettere in salvo molte casse di munizioni, rimanendo gravemente ferito alla testa  per lo scoppio di una bomba.

Fu decorato con  tre medaglie al valore italiane e francesi,  fu fregiato della Croce di Guerra, del Distintivo di Ardito, e ricevette un solenne encomio.



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