di Mariella Cortes

Ci sono libri che profumano di mare, coraggio e libertà. Di spensieratezza e voglia di vacanze. Di quelle giornate lunghissime da trascorrere lasciando che lo sguardo si perda tra onde e cielo. Sono quei libri che ti fanno sospirare, perché vorresti che oggi, in queste giornate d’autunno e quasi inverno, fosse ancora un po’ ieri e fosse ancora Sardegna e feste in piazza, e canti e risate e quel buon profumo che il mare sardo lascia, anche a distanza di mesi sul tuo asciugamano. Sono libri che rendono più dolce la partenza e ti fanno pensare, per un attimo, che sia ancora ieri. Libri che, nelle loro pagine, apparentemente così leggere, hanno tutto il peso di una guerra da combattere. 

E se su uno di quei libri, che porta nel suo titolo, “Fronte del Fuoco”, l’immagine di una battaglia, c’è la firma di Michele D’Amore che della velocità nell’associare ricordi, malinconie e nuove storie ne ha fatto un tratto distintivo, ogni pagina letta sarà un rincorrersi di suggestioni ed echi di vittoria. 

Nato a Palau, con animo e tempra sarda, Michele D’Amore vive e lavora come copywriter a Milano. Gli anni trascorsi come volontario antincendio della Protezione Civile in Sardegna tra chiamate d’emergenza, sirene e roghi da domare hanno un forte impatto sul suo stile narrativo: veloce, a tratti crudo, fortemente ritmato. “Fronte del fuoco”, racconta l’estate sarda dei roghi e quella delle vacanze, dal punto di vista di due ragazzi, dalle storie diverse ma accomunati dalla stessa motivazione per la lotta antincendio.“Avevo tre anni- racconta D’Amore- quando vidi il primo incendio. Era davanti alla mia casa, a Palau, in un pomeriggio d’agosto in cui tutti cercavano di spegnere le fiamme come potevano. Addirittura, a un certo punto, una betoniera iniziò a buttar giù cemento. A tre anni, però, tu non puoi fare nulla”.

Crescendo, insieme alla passione per la scrittura, aumentò il desiderio di andare a combattere con la Protezione Civile, di domare quella piaga che ogni estate, inesorabilmente, attanaglia la Sardegna. In “Fronte del Fuoco”, terzo romanzo di D’Amore (dopo “Questa è casa mia” del 2012 e“1-1”, del 2015) il taglio si fa ancora più volutamente autobiografico per far luce su un’emergenza, quella degli incendi, e sulla vita dei volontari che su quelle strade roventi volano a sirene spiegate in bilico tra una passione e la paura di non farcela. Emerge il lato più umano dei personaggi di D’Amore, a volte tormentati altre spavaldi e intraprendenti: i due protagonisti, John e Jack, lottano entrambi contro le fiamme ma anche per ritrovare sè stessi, lasciare un segno nelle loro vite e rinunciare alla tranquillità pur di difendere la terra che amano. C’è, qui, tutta la storia, tra Milano e Palau, dello scrittore e della sua doppia anima a metà tra il profumo del mirto e la frenesia della città. Ecco emergere quell’amore di Michele D’Amore per la Sardegna, lui che viene da padre pugliese e madre marchigiana che negli anni Sessanta, mentre i sardi emigravano, decidevano che Palau sarebbe stata la loro casa.

In “Fronte del Fuoco” ci sono le dead line per le scadenze, nella metropoli, e l’organizzazione delle feste in piazza in Sardegna. C’è anche quella decisa dicotomia tra la voglia di casa di chi è lontano e il desiderio di evadere, di cambiare, di chi resta. C’è la Sardegna delle emergenze e quella delle tradizioni, delle amicizie che durano anni e di amori lunghi una stagione. 

“Per me la Sardegna – spiega D’Amore – è il luogo dove ti senti al centro delle cose. E’ luna che corre nel cielo e mare imbizzarrito, è sabbia che vola e quel vento che soffia con forza. Sardegna, per me è Badde Lontana, è lirismo puro, è terra difficile ed impeto.

La Sardegna, per me, è stare sul dorso di un cavallo imbizzarrito che non lasceresti mai”.



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