Antonio Piras con il nobel per la medicina 2016 Yoshinori Ohsumi

di Giovanni Runchina

A Checco Zalone il merito di averla fatta conoscere al grande pubblico con un fortunatissimo spot televisivo, ad Antonio Piras (a sinistra nella foto con il Nobel Yoshinori Ohsumi) – invece – va quello molto più serio ed importante di aver regalato una speranza in più a migliaia di bambini e alle loro famiglie. Il 35enne ricercatore sassarese è infatti il primo autore di un importante studio che potrebbe segnare una svolta nella lotta alla Sma, l’atrofia muscolare spinale, rara e gravissima malattia genetica che indebolisce progressivamente la muscolatura e rappresenta al momento la principale causa genetica di morte infantile. “Abbiamo dimostrato come l’autofagia, cioè il processo di auto digestione con cui la cellula elimina e ricicla i suoi componenti non funzionali contribuisce alla neurodegenerazione che caratterizza la Sma. In particolare – ha detto Piras – abbiamo osservato come alcuni marcatori della autofagia risultassero più espressi nel midollo spinale malato, segno di una spiccata autofagia in corso. In poche parole un processo fondamentale per mantenere i neuroni sani e funzionanti diventa causa della degenerazione e della morte delle cellule quando è alterato”.

I risultati della ricerca – condotta da un team internazionale guidato dal professor Alessandro Vercelli, direttore del Nico (Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi) di Torino – sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Cell Death and Disease(gruppo Nature). Piras, laurea triennale in Scienze Biologiche a Sassari e specializzazione a Torino in Neurobiologia da qualche anno si è trasferito in Svezia dove ha svolto attività di ricerca al prestigiosissimo Karolinska Institutet di Stoccolma per poi essere assunto di recente all’Astra-Zeneca, colosso farmaceutico globale con sede anche a Goteborg.

Lo scienziato sassarese è per l’appunto il primo contributore di questo studio: “Abbiamo iniziato nel 2010 durante il mio dottorato che, ci tengo a ricordarlo, è stato finanziato per tre anni su quattro totali dalla Regione Sardegna attraverso il programma Master&Back. Il lavoro è stato migliorato grazie alle collaborazioni internazionale dell’Università di Losanna(Svizzera) e Lleida in Spagna. In contemporanea all’uscita del nostro lavoro, lo scorso novembre, in Italia è stato approvato il Nursinersen, primo farmaco per la cura della Sma. In conclusione il nostro trattamento potrebbe essere combinato a strategie farmacologiche di recente sviluppo e mirate alla manipolazione genica”.

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