di Andrea Sini

Per la perla finale anche il suo altimetro ha voluto strafare: sulla montagna più alta dell’Antartide, quota ufficiale 4892 metri, i sensori satellitari gli hanno regalato 5 metri in più, 4897. Angelo Lobina ce l’ha fatta: l’alpinista nuorese, 55 anni, ha raggiunto la sommità del monte Vinson. Un’impresa notevole di per sè, che valica i confini della leggenda se la si mette in fila alle altre: posando i piedi sulla cima più elevata dell’Antartide, Lobina ha infatti completato il Seven Summits, ovvero il Grande Slam dell’alpinismo, primo sardo della storia a insediarsi in un olimpo del quale fanno parte non più di una decina di italiani. A partire da Reinhold Messner, nel 1986. Una cima per ogni continente, un’impresa piena di insidie per ogni tappa in giro per il mondo. Nel maggio scorso Lobina era arrivato sulla sommità dell’Everest, a 8.884 metri, primo sardo di sempre a riuscire nell’impresa. A partire dal 2014, quando scalò i 6962 metri dell’Aconcagua, sulle Ande Argentine, per poi infilare uno dopo l’altro Elbrus (la cima più alta del territorio Europa-Caucaso), Kilimangiaro (Africa), Puncak Jaya(Oceania), Denali (Nord America) e appunto Everest. Come ultimissimo tassello della sua sfida ai confini delle possibilità umane si era lasciato quella che lui stesso considerava la più complicata in assoluto, sia per le condizioni logistiche che per le condizioni meteorologiche estreme. Ma per l’uomo partito dall’Ortobene, evidentemente, nessuna sfida è impossibile. Soprattutto se, come ama dire, «ci si prepara nella maniera giusta e si ha il pieno controllo di tutto, soprattutto di se stesso». L’annuncio ufficiale dell’arrivo in cima al Vinson è stato dato sulla pagina Facebook ufficiale del gruppo Sardegna7Summits, che ha seguito tutta l’impresa tracciando in tempo reale sul sito www.sardegna7summits.it la posizione dello scalatore nuorese: «Ebbene sì, la vetta del Vinson è stata raggiunta il 13 gennaio 2018 alle ore 21.24 o.l. A giudicare dalla breve permanenza in cima, viene da pensare che il clima non fosse esattamente “ameno”, ma questo, insieme a tante altre incredibili storie, lo sapremo direttamente da lui tra qualche giorno, quando raggiungerà il Cile sulla via del rientro». Al di là delle scontate difficoltà legate al meteo, la marcia di avvicinamento al monte Vinson era andata alla grande: circa 30 ore di viaggio dalla Sardegna al Cile. Poi, dopo circa 5 ore di volo da Punta Arenas, Lobina era finalmente atterrato in Antartide a Union Glacier. «Grazie al tempo che ha definito “spettacolare” – hanno scritto i suoi collaboratori sul sito –, il viaggio è proseguito quasi subito con un altro volo che ha portato il ristrettissimo gruppo di alpinisti al Campo Base. Oltre Angelo, fanno parte della spedizione un russo ed un cileno… Come si dice dalle nostre parti, “paca zente, bona festa”». Il Vinson Massif, che si trova all’interno della catena del Sentinel Range, domina l’Antartide ed è situato a circa 1.200 chilometri dal polo Sud: 21 chilometri di lunghezza e circa 13 di larghezza. Nessuna forma di vita, nessun insediamento umano. Solo la sommità della montagna, circondata da uno strato di ghiaccio spesso centinaia di metri, sporge dalla calotta artica. Il monte ha una “vita” alpinistica relativamente recente: fu infatti individuato solo nel 1957 da un velivolo della Marina degli Stati Uniti. Scalato per la prima volta nel 1966 da una spedizione dell’American Alpine Club, nel 2008 ha visto l’impresa di quattro italiani: Ettore Taufer, Giovanni Amort, Elio Sganga e Marco Farina riuscirono infatti ad aprire una via verso la cima sino ad allora mai tracciata, partendo dal campo base di Patriot Hills, a quasi 300 chilometri di distanza. Alla scarna lista di scalatori che hanno portato a termine l’impresa va ora aggiunto il nome di questo 55enne determinatissimo e innamorato della montagna, che va in giro per il mondo portando con sè la bandiera dei Quattro mori.



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