ph: Pietro Barranu e Martina Grecu

di Federica Cabras

Il baunese Pietro Barranu nasce nel 1986. Malgrado si iscriva a un corso di idraulico all’Enaip, dopo la terza media, non lo termina. Inizia a fare l’elettricista, fa questo mestiere per cinque anni. Per altri cinque, poi, fa l’idraulico in una ditta del suo paese natale. «Sul lavoro sono sempre stato fortunato,» afferma «ho imparato molte cose. Per il futuro? Pensavo di fare l’idraulico per sempre.»

Il legame con il suo paese, Baunei, è molto forte. «Il mio rapporto con Baunei diciamo che era quello che hanno probabilmente tutti i ragazzi della mia età, più o meno. Andavo a lavoro, la sera uscivo – quasi tutte le sere – e la domenica, essendo molto appassionato, andavo a caccia. Non frequentavo molto gli altri paesi, se non per lavoro. Stare al bar con gli amici mi bastava. Baunei era un po’ il mio nido.»

La decisione di partire è veloce, nel giro di pochissimo Pietro decide di fare la valigia. Siamo ad agosto del 2011, lui si vede con una ragazza che vive in Germania e che sta trascorrendo le vacanze a Baunei, in quel momento. Lei gli propone di raggiungerla. La Germania significa cambiare vita, sì, ma anche sperare in una esistenza migliore, in un lavoro più redditizio. In un futuro coronato da soddisfazioni, quello che spesso i giovani sentono troppo lontano e troppo difficile da raggiungere. È una partenza flash, la sua.  «Mentre preparavo la valigia, ero contento. Stavo comunque affrontando una nuova vita, inoltre andavo incontro a un futuro diverso. Non sapevo cosa potesse capitarmi, cosa dovessi aspettarmi. Forse non ero nemmeno proprio pronto. Nonostante la felicità, la sera prima mi sono scese le lacrime. Stavo lasciando il mio mondo, lasciavo il mio paese.»

Il 20 ottobre 2011 Pietro, carico di entusiasmo e aspettative, sale su un aereo, direzione Germania. «I primi giorni all’estero li ho vissuti così e così, comunque non ero così adulto, mi sentivo un po’ un ragazzino. È stato anche rilassante, per un certo tempo. In Sardegna lavoravo sempre, non avevo ferie. Le prime settimane lì mi sono anche riposato. Sentivo comunque la mancanza di tutto.»

Il 4 dicembre, comunque – oltretutto, per un curioso gioco del destino, proprio il giorno del suo compleanno, trova lavoro. È un ristorante sardo, quindi la lingua non è un grosso problema. «Ho lavorato per un mese come aiuto cuoco. Non ero pronto per un impiego di questo tipo con orari molto particolari. In Sardegna ero abituato, nonostante il tanto lavoro, a essere libero la sera, mentre in un ristorante si lavora fino a tardi. Mi sono licenziato, ma ho dovuto iniziare in un altro ristorante dopo poco. Dovevo accontentarmi, sebbene non andasse d’accordo con i miei orari biologici, di un lavoro nella ristorazione perché la lingua era uno scoglio ancora troppo alto.»

La ragazza con cui si vede allora – che presto diventerà la sua ex – lo aiuta, fortunatamente, a venire a capo con le cose che danno più problemi quando ci si sposta all’estero. «Il vantaggio era questo: faceva lei le cose per me, prima che riuscissi a farle da solo. Vivevo con lei, quindi anche l’alloggio non è stato un problema.» Adesso, tutto funziona meglio. La sua vita è molto cambiata da allora.  «Adesso lavoro in fabbrica. Facciamo prefabbricati in cemento per capannoni, muri di insonorizzazione dell’autostrada. Tutto basato sul cemento. In effetti, faccio praticamente il carpentiere. Già da cinque anni sono stabile in questa fabbrica. Pur essendo molto versatile e disponibile a lavoro, la lingua mi ha dato dei problemi. Non parlavo quasi nulla il tedesco, una volta entrato. Comunque, fortunatamente non ho grossi problemi, quando capita, di adattamento. Mi abbassavo, chiedevo, cercavo di cavarmela. Forse devi un po’ subire, quando parti e sei così svantaggiato. Però ogni giorno imparavo una nuova parola. Ancora non lo parlo perfettamente, però posso andare da solo da qualsiasi parte, mi esprimo in modo chiaro. Me la cavo abbastanza bene, insomma!»

Si trova a Rheda-Wiedenbrück, a Nord Ovest della Germania. È un paesino molto antico, circa 48 000 abitanti. Ci sono molte fabbriche, molto lavoro in generale. In certi posti si viene scartati se non si conosce la lingua. «Al contrario di noi italiani, i tedeschi sono molto più gentili. Se hai un problema, il tedesco ti aiuta, ti dà una mano. Anche per la lingua. Questo è un grande pregio. Una cosa a cui non potrei mai abituarmi però è il fatto che siano un pochino, come dire, noncuranti. Noi teniamo molto alla famiglia, nei nostri valori perlomeno la famiglia riveste un ruolo molto importante. Per loro non è così. Non è raro, anzi è molto frequente, che si trovino famiglie dove marito e moglie non si interessano proprio l’uno dell’altro.»

Poi, ovviamente, Pietro chiarisce che non è per tutti così. È però meno diffuso il valore dell’affetto di sangue, quello che invece qui sembra ancora regnare sovrano. «Altro pregio: la puntualità. Quello che devi tu lo paghi di sicuro, ma non cambia se ti devono qualcosa loro. Sono molto rigorosi!»

Baunei gli manca, certo, d’altronde è il suo paese d’origine, il luogo che considerava, fino a pochi anni fa, la sua casa, il suo nido. «Mancano gli amici, le abitudini, i familiari. Però questa mancanza non mi spezza il cuore, non ci penso a tutte le ore. Riesco a conviverci senza avere problemi.»

Ogni tanto la voglia di tornare fa capolino, però mancano i mezzi. «Quando ti abitui a uno stile di vita – non è che hai tutto, però hai quello che ti fa stare bene, che ti fa andare avanti – è difficile fare un passo indietro. Io qua sto bene, ho pochi problemi. Se fossi stato là, ne avrei certamente avuti molti di più.»

Presto, corona anche il suo sogno d’amore. Conosce una donna di Domusnovas in un gruppo di sardi in Germania, si chiama Martina Grecu. Lei sta nel sud della nazione, lì ha un po’ di problemi, allora lui la convince a raggiungerlo al nord. La aiuta. Poi, nasce l’amore. «Ci siamo sposati in costume sardo nel 2017. Era un suo volere. Ha perso la mamma, pochi anni fa, e voleva onorare la sua memoria e ricordarla indossando il suo abito da sposa. Ci siamo quindi sposati in costume! Abbiamo riportato un po’ di Sardegna qui in Germania! Ci hanno fatto molta pubblicità, questa nostra idea è piaciuta molto. È stato molto bello. Abbiamo organizzato anche un piccolo ricevimento al quale hanno partecipato anche amici dell’isola. Ovviamente, tutto il cibo era sardo. Prosciutto, malloreddus al sugo, carne di maialetto. Abbiamo coronato il nostro sogno di avere una famiglia con una bambina, il frutto del nostro amore, Matilda. Lei ci ha reso immensamente felici. Posso dire anche io di avere una famiglia tutta mia.»

Pietro tenta di tornare in Sardegna almeno una volta all’anno. «Quando sono in Sardegna, faccio un po’ il turista. Non è facile, comunque, tornare spesso. Servono tanti soldi. Cerco di incontrare chi conosco, di comunicare con chi non vedo da tanto. Sono contento, mi sento a casa mia. Ogni volta che torno, vedo i cambiamenti: stanno valorizzando molto il territorio, più di quando c’ero io. Quando mancano venti chilometri, e ti stai avvicinando, è sempre un’emozione. Prima quei luoghi, quelle strade erano la tua quotidianità.»

Consiglia ai giovani di non fermarsi, quando hanno in mente di partire. «Cambiare il posto dove vivere ti fa crescere, ti fa capire le cose, tutto. Partire ti dà molto. Consiglio a chi si trova in difficoltà di partire. Sia per fare nuove esperienze, che per imparare un’altra lingua. Conta tanto questo, ti aiuta in tante cose. In bocca al lupo a chi ha l’idea di partire: metta la valigia in spalla e parta subito!»



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