Carta di identità di un popolo, garanzia di indipendenza e autonomia. Lo Statuto speciale compie 70 anni, ma mantiene ancora intatto il suo valore istituzionale e il suo significato politico. Un documento nato come meccanismo per mantenere in equilibro la necessità di stare nello Stato italiano e non diluire la propria identità. In 70 anni lo Statuto speciale è stato la garanzia della difesa di questa specificità dell’unica vera isola che fa parte dell’Italia. La Sicilia è troppo vicina geograficamente e culturalmente al resto della penisola. Il testo è stato approvato con la legge costituzionale del 26 febbraio del 1948. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con una visita lampo rende omaggio e celebra con i sardi i 70 anni dello Statuto. Prima la presenza in Consiglio regionale durante la seduta solenne. Poi la visita a Villa Devoto, la sede istituzionale della Presidenza della Regione, in cui sarà intitolata una sala a Emilio Lussu. E non è un caso la scelta del “Cavaliere dei Rossomori”. Lussu è uno dei padri dell’autonomismo e dei protagonisti di quel periodo in cui fu pensato e approvato lo Statuto. Lussu pensava a qualcosa di più coraggioso, a una forma di federalismo. Ma alla fine sposò l’idea dello Statuto. Come racconta lo storico Manlio Brigaglia. «Il 31 gennaio del 1948 lo Statuto fu votato da quattro quinti della Costituente, ma Emilio Lussu dichiarò di averlo fatto piangendo. È da quel giorno che abbiamo cominciato a discutere che Statuto, che autonomia, che federalismo e persino che indipendenza vogliamo».

La Sardegna ha sempre più vissuto con orgoglio che attuato in pieno il suo statuto speciale. E oggi la sua specialità è diventata in qualche caso ostacolo. Come nella vicenda delle Province, non più finanziate dallo Stato proprio per le Regioni a statuto speciale. Il rapporto con il governo è stato impostato sulla diversità della Sardegna. Sul suo gap strutturale. Il Patto per l’isola, siglato dal governatore Francesco Pigliaru e dall’allora premier Matteo Renzi va in questa direzione. Oltre un miliardo destinato alle infrastrutture. E oggi la politica punta anche sul riconoscimento dell’insularità in Costituzione come prima legittimazione di uno status unico. L’approccio è sempre più pragmatico. In parallelo le altre regioni pensano sempre meno in una dimensione di solidarietà nazionale. Basta pensare ai recenti referendum di Lombardia e Veneto. Quasi che il concetto di nazione abbia sempre meno peso.

Ma nell’Europa delle Regioni lo Statuto speciale può continuare a essere attuale. Sottolinea la diversità della Sardegna e l’esistenza di un popolo con esigenze uniche e originali rispetto al resto dell’Italia. Una carta in più per chiedere all’Europa dei burocrati e delle cieche regole che la Sardegna non ha solo uno statuto speciale, ma anche uno status unico. Il suo essere isola al centro del Mediterraneo. Il suo avere una lingua, un popolo, una storia ultramillenaria. Il suo essere stata a lungo governata da leggi e istituti autonomi, crea una coscienza di popolo che proprio la carta dello Statuto speciale riconosce e tutela.



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